lifeonthedge

7 Ottobre , 2007

Giro del mondo in 13 anni, 2 mesi 24 giorni..

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Jason Lewis e il suo kayak

mitica impresa di Jason Lewis.

il viaggiatore inglese era partito in bicicletta il  12 giugno del 1994 attraversando il meridiano ”0″ ( quello di Greenwich, vicino Londra..) e , con il solo utilizzo dei suoi muscoli, ha fatto  46000 miglia, ovvero il giro del mondo.

Durante il suo viaggio è stato rapinato, investito da un autista ubriaco in Colorado ( 2 ganbe rotte..) ,arrestato in Egitto perchè considerato una spia , colpito dalla malaria, da un’intossicazione mentre era in alto mare e altro ancora.

L’idea per tentare questa prova era nata in un bar degli Champs Elysees a Parigi durante un serata passata insieme ad un  suo amico, lo scienziato ambientalista Steve Smith.

E cosi i due amici decisero di partire.

Jason lascia il suo lavoro da pulitore di vetrine e con Smith,  in sella alle loro  bici , iniziano  l’avventura.

Dopo una falsa partenza ( si perdono nel Kent, a pochi kilometri dalla partenza..) raggiungono  il mare ( in questo caso l’oceano Atlantico in Portogallo).

Qui  abbandonano le bici per sostituirle con un pedalò da oceano, il Moksha..

Durante la traversata una balena li fà capovolgere.

A distanza di qualche settimana un’onda anomala li corica di lato e Smith si salva solo grazie ad una cima che gli si impiglia nella caviglia.

Una volta arrivati nelle acque che circondano Cuba, vengono  scambiati per clandestini e solo il loro aspetto da disperati convince il capitano della motovedetta a virare e lasciarli andare.

Intanto il rapporto tra i 2 compagni di viaggio si va intanto lentamente deteriorando e una volta raggiunti gli States si separano .

In Colorado poi un’auto investe Lewis e gli rompe 2 gambe.

Sosta forzata dunque ma qualche mese dopo l’incidente, riprende il viaggio.

Si ricongiunge con il suo compagno ma, una  volta raggiunte le Hawaii, Smith abbandona.

Lewis tiene duro e arriva in Australia da solo, e con 40000 dollari di debiti.

Lavora per una agenzia di pompe funebri e come cowboy.

Finalmente nel 2005 riesce a riprendere la sua traversata, e subito, ancora in vicinanza delle coste australiane, gli capita di essere attaccato da un coccodrillo enorme ( di questa disavventura Lewis racconta di non aver mai  provato una paura più grande di quella!!)

Con mille peripezie attraversa la Cina, l’India e raggiunge l’Africa utilizzando  mountain-bike e kayak.

Quando raggiunge il lago Nasser viene fatto prigioniero da alcuni pescatori egiziani che lo considerano una spia.

Rimane sotto interrogatorio per 36 ora e fatica parecchio a spiegare che il materiale informatico e fotografico di cui è in possesso  gli serve per documentare la sua trasferta e non per spiare le postazioni militari del paese.

Anche il fatto che il tipo di kayak che sta usando sia  in dotazione alle truppe speciali egiziani non aiuta i militari a  comprendere  il fine lecito della  sua impresa.

Finalmente rilasciato al Cairo ( anche grazie ad un fax inviato dalle autorità sudanesi che comprovava  la sua richiesta di permesso di transito fatta quando ancora in quel paese ndr), riprende il suo cammino.

e finalmente l’Europa.

 e il completamento del sogno.

mitico.

compliments Mr Lewis.

qui i link di alcuni articoli comparsi sul web a proposito dell’impresa:

http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article2604026.ece

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/sport/mondo-pedalo/1.html

17 Giugno , 2007

rientro effettuato, con pena.

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 4:10 pm

intanto so che in futuro non prendero’ più, o meglio cercherò di evitare, i voli intercontinentali con scalo in mezzo.

e poi con scalo in mezzo al deserto.

le 4 ore passate ad Abu Dabi sono state veramente una palla incredibile. niente da fare, niente da vedere, ho letto addirittura un libro completo ( Sepulveda - la frontiera scomparsa. votazione 6,5).

Sull’Abu Dabi London ero seduto a fianco a due tipe col burka con 3 bimbi piccoli.. pannolini, urli, pianti, 1500 borsettine di plastica sparse dappertutto… uno dei viaggi più lunghi della mia ultraventennale esperienza nel ramo.

vabbè.

London. controllo passaporti 3 minuti: il poliziotto vede il mio passaporto comunitario, da  un’occhiata alla foto e mi dice “welcome”( capirete poi perchè lo specifico..). 13 sterline per una travel card  all zone per tornare da Heatrow a London e muovermi liberamente per la città per quelle 9 ore di gap che mancavano al mio volo di rientro a Torino.

come da foto ( sulla fotogallery..) non mi sono fermato un attimo per tutte le 9 ore.

del resto sarei caduto in catalessi e avrei dormito su una panca..

gira gira, fatte 200 foto, assorbito un paio di Guinnes, finalmente si fanno le 15.00 e, dopo aver recuperato i bagagli,  salgo sulla Circle line a Victoria per Liverpool street ( da cui parte il treno per Stansed, da dove  il mio volo charter raggiungerà Torino..)

costo biglietto 15 pound.

insomma, ho pagato il volo Ryan air London - Turin 35 sterline e ne ho spese 28 per utilizzare i mezzi pubblici della capitale e raggiungere gli aeroporti.

no comment.

a Stansted sembra che abbiamo preannunciato il diluvio universale e che da qui parta l’esodo.

Ci sono 12 milioni di persone. quasi tutte in coda per check in, il controllo passaporti, il controllo scarpe, il controllo liquidi nel bagaglio a mano, il controllo di sto ….

passati i vari controlli, arrivo nella zona dove si aspetta il momento di - finalmente - imbarcarsi sull’aereo.

anche qui siamo in piena bagarre.. complice , ora penso, probabilmente il week end, i locali dove si può consumare alcoolici e fumare una sigaretta sono presi d’assalto.

altra coda per bere una birra e fumare una delle ultime sigarette fumabili in un locale pubblico in Uk ( dal 1 di luglio anche in Uk non si potrà più fumare nei locali puibblici.. ndr)

aspetto con pazienza ( ma quanta ne avrò ancora prima di skelarare? boh..) che sul display a fianco del numero di codice del mio volo compaia la scritta ” boarding now” ma non compare mai.

intanto faccio amicizia con un inglese che è al bar dalle 16 ( erano le 18,30) che attende di poter prendere l’aereo che lo deve portare a Dublino. Mi spiega che il volo precedente il suo è stato colpito da un fulmine e che, dopo averlo fatto atterrare, hanno momentaneamente sospeso i voli per Dublino… sti cazzi!!

cmq il mio volo continua a essere in “please wait”.. intanto si fanno le 19 ( il volo dovrebbe partire alle 19,20)

faccio finta di niente e mi avvicino al gate da cui dovremmo fare il boarding.

arrivo lì e scopro che nei 5 minuti impiegati per raggiungere il gate il mio volo è passato da ” please wait” a “final call”.

misteri della fede.

e poi un’altra simpatica sorpresa. ora alla Ryan air , pagando si intende - 2 euro..- , ti danno la “priority boarding”.

ma che vadano a cagare anche loro.

cmq siamo in 1000 anche lì.

alle 19,30 il display continua a dire “final call”..

saliamo a bordo.

volo breve, per fortuna.

arrivati a Torino.

controllo passaporti.

veloce, spero.

in definitiva siamo in arrivo da un’altra capitale europea + siamo quasi tutti italiani.

illuso, sono un illuso..

ci sono 4 postazioni ma ne è aperta solo una, va da sè..

( del resto perchè disturbare la serata del venerdì di altri 2 controllori di documenti quando possono tranquillamente fare far un poco di coda in più a 220 passeggeri.. )

i 2 controllori ( non specifico l’appartenenza per evitare grane.. ma tanto “ci abbiamo capiti”..) sembra non abbiamo mai visto una carta d’identità e riusciamo a passare 20 minuti in coda prima di rientrare a pieno merito nel “Bel Paese”…

sono le 23.15.

cerco dove comprare il biglietto per il bus che porta in centro città.

biglietterie neanche a parlarne, solo macchine - che non danno il resto e che non prendono banconote da 50 euro, tanto per gradire…

allora vado al bar, qui vegetano 2 signorine ciccione che sembrano aver tatuato in fronte “non ho voglia di fare una mazza”.

alla mia richiesta per una bottiglia d’acqua, pagando con la fatidica banconota da 50 euro che devo cambiare, una delle stordite mi dice ” non ne ha di più piccoli”. non le rispondo ma lo sguardo che le faccio deve essere significativo perchè si tuffa nelle cassa e mi trova il resto.

finalmente riesco a fare il biglietto per il pullman.

esco e la zona destinata ad accogliere il pullman della Sagat è occupato da una macchinona piena di signore noncuranti del cartello di divieto di parcheggio.

alla fine arriva il pullman e comincia a claxonare.

le signore si guardano stupite.

finalmente i 2 neuroni presenti nel cervello della tipa alla guida cozzano tra loro e lei capisce che deve levarsi dalle palle.

e a me scappa un “fucking italians”…

40 minuti dopo siamo in città.

scendo e dopo pochi metri sotto i portici della stazione incrocio un tipo di colore in completo bianco che mi guarda come se fossi io lo straniero.

altro sguardo significativo ( accompagnato da un ” e allora?”) e riesco a raggiungere la fermata del pullman di linea che mi porterà a casa (..casa?)

impossibile, anche volendo, comprare un biglietto.

qui non c’è neanche la macchina.

insieme a me salgono altri passeggeri.

la notte i frequentatori dei servizi pubblici diventano un poco più “trash” che di giorno..

notevole il papà con  bambina di 6/ 7 anni che si addormenta appena tocca il sedile e che il padre, sedutole di fronte sostiene - affettuosamente però.. - con i piedi..

ma è un altro il soggetto che mi colpisce in particolare..

italiano, 40 anni, con 2 borse, e che comincia subito a chiedere a tutti un accendino. e siccome nessuno glielo dà - che cazzo ne devi fare di un accendino sul bus.. non si può fumare, minchione!! - comincia a lamentarsi ad alta voce che siamo dei fetenti e che probabilmente abbiamo tutti 4 accendini in tasca ma non glieli vogliamo dare perchè quando uno ha bisogno …. blah blah blah ab libitum…

poi vorrebbe una sigaretta.

lui le ha finite ed è pronto a vendersi una t-shirt che ha nella borsa per comprare un pacchetto di fumose.

intanto siamo stati messi al corrente che il papà lo ha buttato fuori di casa.

e poi comincia a dire che a lui il metadone glielo DEVONO dare.

e che vuole scendere all’ospedale Mauriziano..

insomma un tossico per finire il viaggio intercontinentale mi mancava proprio.

finalmente entro in casa.

e oggi, controllando la posta che si è accumulata, scopro che qualche simpaticone mi ha clonato la carta di credito e ha fatto shopping ad Honk Kong sul mio conto corrente.

cercato di contattare il servizio clienti ma oggi è domenica e parli solo con delle macchine…

vediamo domani.

spero di non dover andare a “Mi manda Rai 3 ” per risolvere la questione.

e domattina ho pure un colloquio di lavoro.

mamma mia che rientro.

l’unica cosa bella, a parte i ravioli che mia mamma mi ha fatto ieri sera, la telefonata, mancata per altro , che ho ricevuto dalla mia “convivente” tailandese.

non ha lasciato messaggi - probabilmente intimidita dalle frasi in italiano che dovrebbero aiutare a lasciarne uno.. - così mi posso immaginare cose carinissime..

e ora vado a comprare una web cam che la voglio vedere quando mi chiamerà.

e speriamo che il bancomat non mi tradisca causa “simpatico” prelievo bastardissimo honk konghese.

merda.

14 Giugno , 2007

si, viaggiare..

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 11:39 am

torno a utilizzare le liriche di un brano musicale.

sono all’aeroporto di Bangkok, con 2 ore di attesa prima di infilarmi in uno di quei cosi di metallo che attraversano i cieli del mondo e ti portano lontano..

stamattina ero a letto su un’isola del sud della Tailandia, tra le braccia di una mia amica con cui ho convissuto le ultime 2 settimane e quando  ho aperto gli occhi non potevo credere che nel giro di qualche ora tutto quello che abbiamo passato insieme sarebbe diventato storia passata.

ancora adesso non riesco a capacitarmene.

semplicemente.. non mi sembra reale. 

cosi’, ci siamo alzati, fatto colazione come se niente fosse, poi,  dopo aver reso il motorino al negozio che me lo aveva affittato qualche settimana fa’, dopo aver fatto ritirato tutti i miei pezzi sparsi nella camera, hanno bussato alla porta e una ragazza della guest house mi ha detto che il taxi mi stava aspettando..

abbiamo sceso le scale senza dire niente, e lei si e’ seduta sulla panchina vicino all’entrata della guest house..

senza parole ci siamo dati un bacio e ora sono qui.. con gli occhi lucidi.. se basta…

cazzo di aereo!

cazzo di rientro in Italia.

tanto la vita va avanti da sola, senza i nostri sentimentalismi.

domani sera sono di nuovo nel mio appartamentino full optional, con mia madre ( santa donna..)  che mi ha comparato lo youghurt all’amarena per festeggiare il mio rientro..

e gia’ so che saro’ solo.

solo come siamo tutti ma per qualche tempo un poco piu’ del solito.

e non ho voglia di esserlo.

cazzo di aereo!

cazzo di rientro in Italia.

3 Giugno , 2007

full moon koh phangan

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 9:11 am

Quindi..

stavo tenendo d’occhio la luna da qualche giorno.. e lentamente  si stava facendo sempre piu’ piena.. avevo voglia di fare qualche giorno vagabondando e ho compato un biglietto per il battello che porta a Koh Phangan, isola famosa ormai in tutto l’Occidente per il suoi party sulla spiaggia.

per chi ancora non avesse visto “the beach” ( e mi sa che sono in pochi..) a Koh Phangan 18 anni fa ( esatto, il full moon e’ diventato maggiorenne quest’anno..) un gruppo  - immagino sparuto allora - di freak ha inaugurato la prima festa sulla spiaggia di Hadrin. 

La particolarita’ e’ che , causa la conformazione naturale dell’isola, la festa comincia su una spiaggia con il tramonto e a poche centinaia di metri  - e a distanza di 10 ore - finisce su una spiaggia gemella , dando il benvenuto sfiniti dalla danze al nuovo giorno.

inutile dire che dello spirito che ispirava i primi full moon e’ rimasto poco. dopo qualche anno dall’inizio dei party, la leggenda narra che un turista tedesco abbia fatto delle riprese con una videocamera e che , una volta rientrato in Germania, abbia venduto i filmati ad una stazione televisiva locale.

da quel momento molto sull’isola di Koh Phangan ha cominciato a cambiare..

i turisti hanno cominciato ad arrivare sempre piu’ numerosi, i Thai hanno capito che si poteva guadagnare parecchio dalla cosa e poco per volta il numero dei resort e la qualita’ delle accomodation ha cominciato a crescere.

un’altro grosso cambiamento penso sia arrivato qualche anno dopo quando l’isola e’ stata scoperta dagli israeliani, ormai presenti ovunque e in dosi massiccie.

finito il servizio militare, molti di loro finiscono per prendersi un periodo di vacanza e , statistiche alla mano, le destinazioni preferite sono Goa e Koh Phangan.

e poi il numero delle occasioni per fare festa si e’ moltiplicato: ora si festeggia il full moon, l’half moon e pure il black moon… tra qualche anno prevedo che si faranno party anche per il cambio di orario dei treni a Manaus…

i “freak resident” dell’isola si rintanano nei loro resort isolati durante le rituali invasioni. dicono che l’isola e’ contaminata da queste orde di giovani occidentali che vengono per esagerare in tutti i sensi approfittando delle feste oraganizzate sulla spiaggia.

la mia esperienza di quest’anno e’ stata bella…  certo, comincio a essere un “fuori quota” causa l’eta’ ma..

la musica comincia a sparare a mille gia’ verso le 7 di sera  sulla spiaggia opposta a dove si trova l’attracco dei ferry che arrivano dalla terra ferma e dalle altre isole.

in giro cominciano a spuntare i “basket” ( un secchiello di plastica con all’interno varie combinazioni di superalcoolici, energy drink e soft drink) pieno di cannuccie per bere.

 costi modici.

 si compra un secchiello e via, in spiaggia a girare tra i vari locali dove si alternano dj europei e locali, musica invariabilmente tekno.

e poi i giocolieri che ammaestrano  il fuoco, gli stand di quelli che ti colorano con colori fluo sulla pelle che ti fanno sembrare  un’alieno nella notte che danza in riva al mare, le stuoie per terra per fare due chiacchiere con chi hai appena conosciuto e con cui dividi un poco del contenuto del tuo secchiello ecc..

inutile dire che poco dopo la mezzanotte la spiaggia formicola di gente : dalle  giovani signorine che sono appena uscite - in bikini preferibilmente - dal locale dove fanno lo schiuma party, ai gruppi di maschi che fanno a gara per chi finisce prima la sua razione di beveraggio..

intanto che  i secchielli e le bottiglie di birra si trovano in ordine sparso un poco ovunque per terra, i primi cedimenti fisici si intravedono nelle sembianze di corpi distesi sulla sabbia addormentati nonostante il volume assordante della  musica che impedirebbe a chiunque ( in uno stato normale..) di chiudere occhio, o nelle corse verso il mare nella speranza che un bagno aiuti a riprendere forza..

sempre comunque sotto l’occhio vigile di parecchi poliziotti tailandesi in borghese che cercano di limitare lo spaccio di stupefacenti  ( ed essere arrestati in Thailand per problemi con la droga puo’ essere molto “fastidioso”…)

io sono rimasto 3 giorni.

e l’ultimo, quando all’alba la spiaggia e’ rimasta muta e solo un pezzo di musica soft ci mandava a dormire, sono stato contento di rientrare nel mio bungalow.. 

ho fatto molta festa ma quando sono partito avevo voglia di un poco di tranquillita’.

 la prossima volta vado in un’altra spiaggia dell’isola: qui alcuni resident freak mi hanno raccontato di feste diverse da quella ormai troppo turistiche di Hadrin.

meno frequentate e piu’ nello spirito originale dei primi full moon.

vedremo. 

1 Giugno , 2007

gli altri siamo noi?

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 6:52 pm

nel titolo mi rifaccio ad una canzone di qualche anno addietro, di Tozzi, Ruggeri e chi altri non ricordo..

7  giorni fa’ ho avuto occasione di entrare in contatto con una realta’ che non vivevo da tempo..

mi spiego meglio: ho incontrato una signorina, una notte di battaglie e bottiglie.. la mattina, anzi a dire il vero il pomeriggio del giorno dopo il nostro incontro, lei mi ha invitao a  casa sua..

accetto volentieri, anche perche’ diversamente la signorina non avrebbe avuto altro modo di tornare a casa che il bus..

ok, partiamo!.

saliamo in moto, gira qui, gira la’, all’insegna a destra e dopo aver fatto qualche centinaio di metri su una strada sterrata… mi ritrovo in mezzo ad un piantagione di cocchi!

sotto una di queste piante c’e’ una casetta di legno, non molto simile a quelle che ci descrivevano nelle fiabe..

piuttosto.. qualche asse di legno, delle lamiere per tetto, l’acqua corrente che arriva attraverso un tubo di gomma ( bucato in molte parti e rattoppato con del nastro adesivo..)  il bagno in fondo a destra ( nel senso che c’e’ una piccola costruzione qualche metro distante che sostituisce il bagno in ceramica e l’idromassaggio….) il letto= materasso buttato a terra( probabilmente ottimo per l’artrosi ma….)

insomma mi sono trovato in uno dei milioni di posti che milioni di persone nel mondo chiamano casa.

 e mi sono sentito male.

male per il motorino ad accensione elettronica che stavo guidando.

male per gli occhiali da sole Ray Ban che avevo in testa.

male per la colazione a muesli con youghurt + caffe’ + pasta alla crema consumato in un ristorante con aria condizionata

male per i 10 dollari che pago per dormire in una camera con l’aria condizionata, la cable tv ecc ecc ( noi che stiamo in comodi deserti.. dice la canzone..)

male perche’ nonostante siano anni che conosco in prima persona ( sempre come testimone esterno a  dire il vero..) queste situazioni,  continuo a dimenticarmi di tutti questi milioni di persone nel mondo che non riescono neanche a immaginare la vita che facciamo in occidente..

mi sono veramente sentito una merda, diciamolo.

allora, cosa ha fatto il nostro italiota figlio dell’occidente?

ha cominciato a fare il Paperone de Paperoni.

dove il destino ha infierito, portiamo un raggio di sole con i soldi occidentali.

paghiamo per placare la nostra coscenza di consumatori.

paghiamo per giustificare il nostro essere nati con la camicia e non voler mollare la parte di paradiso che ci e’ toccata.

e ho comprato cibo, birre, sigarette, cene, viaggi in taxi, ricariche telefoniche..

sono stato ricompensato con noci di cocco appena colte dall’albero e aperte apposta per me, con pesci cucinati in fogli di cocco ( c’e’ solo quello!!!) e conditi con chilli e accompagnate da frittate di uova fatte da galline che abitano sotto la capanna e…

sorrisi..

il regalo piu’ grande  per chi non puo’ dare altro..

e un bel giorno..

un bel giorno ho pensato che tutto questo era solo un palliativo.

utile per quel giorno. per il giorno dopo, forse.

ma non una soluzione.

quando saro’ andato via, forse ( spero proprio..) qualcuno prendera’ il mio posto ma il problema rimarra’ comunque

ma la soluzione dov’e'?

aspetto vostre nuove.

21 Maggio , 2007

going back ( to my roots??)

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 3:39 pm

sono stato assente per parecchio e mi scuso con quelli che non hanno piu’ trovato niente visitando il blog..

la vita qui procede a ritmi lenti e mi sono fatto risucchiare dal tran tran.. oltretutto e’ un periodo che piove tutti i giorni ( ieri notte  sembrava una guerra.. inutile dire che e’ andata via la luce e sono rimasto a meta’ dell’unico film che ho mai cercato di vedere da qui su rai international.. un film di Fabio Volo che si intitola “la febbre”… sopravvivero’? si.) e si vive al rallenty…

In compenso ho letto parecchissimo.. tra l’altro ho scovato le uniche 2 copie in italiano  presenti sull’isola di un autore francese che si chiama Bernard Moitessier che e’ un mito tra i navigatori a vela d’altura.. ne ha fatte di tutti i colori e a tutte le latitudini.. appena torno al paesello ( incredibilmente tra poco meno di un mese sigh..) cerchero’ di trovare le altre sue opere.. oltre ascrivere diversi libri, ha anche  girato dei documentari sulla “grande rotta” un viaggio dove ha fatto 1 volta e mezzo il giro del mondo senza scalo per 10 mesi!! - per spiegarvi il tipo di personaggio : stava partecipando ad una regata intorno al mondo senza scalo partita dall’Inghilterra, stava vincendo e quando dall’Atlantico era ora di virare per rientrare a Plymouth, ha lanciato con la fionda su un mercantile che era nei paraggi  un messaggio per informare che era troppo “incistato” con Joshua ( la sua barca, anzi il suo ketch..) e ha tirato diritto e si e’ poi fermato a Mororea nel Pacifico…- Un soggettino mica da ridere di cui non avevo mai sentito parlare prima di qualche settimana fa’..

Joshua e’ ancora viva, a differenza del suo proprietario. 

Dopo essere stata spiaggiata a causa di una tempesta nel Messico e aver cambiato proprietario alcune volte ora dovrebbe essere in Francia, sulla Costa Azzurra. ( Gamby se mi leggi informati per favore..)

 mi sa che me la vado a vedere appena posso…

per il resto.. ho rinunciato a fare un giro  in Cina come era in programma.. il meteo ha lavorato ancora una volta contro la mia trasferta cinese.

Ed e’ la seconda volta che compro la Lonely Planet della Cina e non la uso - oltretutto pesano 1 kilo!

l’altra volta , qualche anno fa’, dopo aver letto “Asia” di Tiziano Terzani ero andato fino ad Hanoi in Vietnam e pensavo di rifare una parte del viaggio descritto nel libro.

Invece.. a Pechino nevicava che Buddha la mandava e io mi sono fatto ammaliare dal Laos prima  e poi dalle spiaggie della Tailandia.

Questa volta invece pioveva su tutta l’Asia e… mi sono spiaggiato io qui nel golfo del Siam!!

Non so, spero proprio di riuscire prima o poi a vederla sta benedetta Cina!!

Mi sembra di capire che saro’ uno dei pochi italiani che torneranno dalle vacanze in Giugno.. per chi si sta organizzando, buon viaggio e fate i bravi.

29 Aprile , 2007

islands hopping on a sailing boat

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 12:04 pm

bene, per la prima volta mi sono trovato su una barca a vela inclinata tanto che l’acqua era a filo di uno lati della barca…

dopo averlo visto in tv e con delle foto, posso francamentre dire che  l’esperienza diretta e’ parecchio diversa da quella virtuale…

sentire il vento che picchia forte sulla faccia - e dappertutto, il rumore dell’aria che passa sulle vele, il fatto di rendersi conto di essere  in balia degli elementi,  e il display dell’anemometro ( credo si chiami cosi’ lo strumento che calcola la velocita’ in nodi del vento)  che segnava 42 nodi…. bisogna esserci per capire!

paura? tutto sommato no, ma.. sorpresa parecchia!! 

cosi’, eravamo di  ritorno da un giro su un’isola del golfo del Siam che conoscevo poco ( e che mi e’ piaciuta molto.. ci tornero’ presto..) e dopo aver fatto diversi “bordi” per prendere un poco di vento che a quel momento era molto “moscio” ( 13 -15 nodi) e all’orizzonte il cielo ha cominciato a diventare sempre piu’ scuro..

il capitano ha lasciato poche vele aperte, ( comincio ad avere un pochino di dimestichezza con i termini tecnici delle barche ma preferisco che tutti capiscano quello che sto scrivendo, senza dover prima seguire le regate della Coppa America per tradurre i termini tecnici.. se vi dicessi che avevamo lasciato 2 mani di terzaroli alla randa penso sarebbe difficile tradurre) e ha fatto bene!!

dopo poco le raffiche di vento , in un attimo, sono salite da 13 a 40 nodi, la barca era tutta piegata per la pressione che il vento faceva su quel poco di vele che erano ancora su’ e in barca eravamo tutti muti.. oltre a me e il capitano c’erano anche altri 2 ragazzi non molto pratici di mare ( uno non sapeva nuotare e quando il vento ha cominciato ad urlare si e’ attaccato ad un maniglia in coperta e penso che , nonostante la cromatura, le sue impronte digitali siano rimaste stampate sulla maniglia in maniera definitiva) 

con il vento anche il mare ha cominciato a far crescere le onde che ora riempivano il lato della barca dove andavano a sbattere facendoci rimbalzare addosso schiuma e spruzzi d’acqua..  una ventina di minuti durante i quali abbiamo anche fatto fatica a governare ( guidare) la barca, con alcuni scogli che dovevamo passare prima di entrare nella baia dove avremmo calato l’ancora che ogni tanto si trovavano proprio in rotta di collisione…

poi ha cominciato a piovere  e forse proprio per questo il vento e’ calato sui 20 nodi e il mare ha cominciato a essere piu’ calmo.. la tensione che si era creata a causa dell’imprevisto alzarsi del vento si e’ cosi’ attenuata ma… il non nuotatore non ha mollato la maniglia fino a quando abbiamo calato l’ancora!!

a parte il battesimo dei 40 nodi, mi e’ piaciuto molto andare a zonzo spinto dall’aria gentilmente fornita  gratuitamente e silernziosamente - ma anche imprevedibilmente -  dal pianeta..

dopo una partenza a motore, un bicilindrico da pochi cavalli  ma comunque rumoroso, muoversi senza nessun rumore a parte il passaggio dell’aria sulle vele, Santana che ci mandava assoli di chitarra dall’impianto hifi.. e ogni tanto il fischio dell’apertura di un barattolo di birra, fa piacere…

bello bello.

 nei 2 giorni precedenti c’eravamo fermati davanti a un’isoletta , su un reef (barriera coralllina)  davanti ad una spiaggia con pochi bungalow molto tranquilli..

la mattina colazione, e poi in acqua a giocare con i pescini di tutti i colori, forme e dimensioni, con lo sfondo di costruzioni di coralli blu, verdi, gialli, arancioni, viola, bianchi a forma di candeliere, di panettone, di guglia, di spugna, con una visibilita’ da piscina..

venivo fuori solo quando guardandomi le mani vedevo che mi stavano per spuntare le membrane tipo palmipede tra un dito e l’altro.. o quando la mia schiena mi informava che mezzogiorno era vicino cominciando a “friggere”..

pranzo, pennichella a turno sull’amaca attaccato sotto il boma e poi giu’ di nuovo.. la sera cena a riva, fuochino sulla spiaggia (d’ordinanza) e crollo fisico in branda..

una sera un branco di pescini bianchi ( avevano incominciato a girarmi intorno e ovunque guardassi ne vedevo migliaia, fantastico) mi ha accompagnato fino a riva..

bello bello.

e non sono neanche riuscito ( non ho avuto il tempo..) ad affittare un motorino e andare a dare un’occhiata al paradiso che mi aveva descritto  lo svedese dell’ultimo post..

da ieri, in compenso, a koh pitcha piove a dirotto e non si riesce ad uscire senza infracicarsi completamente.. meglio essere sulla terra ferma in queste occasioni ma non vedo l’ora di rivedere un poco di sole..

dura l’avventura..

20 Aprile , 2007

the beach 2?

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 3:15 pm

arieccomi in Tailandia.. stavolta con un visto che scade alla fine di giugno ( piu’ rinnovo di 1 mese )

ce la faro’ a finirlo? mi sa di si!

oggi ho conosciuto un tipo svedese che ha casa qui, su un’isola che non rivelo per evitare l’effetto “the beach” che , sebbene il mio blog non sia in cima alle classifiche mondiali come visite,  rischierebbe comunque di informare, indirettamente magari, gente che e’ meglio che stia a casa…

sul minivan di ritorno da Penang lo svedese con dreadlock ( sigh) mi ha raccontato del paradiso.. effettivamente un poco come quando nel film il protagonista trova la mappa per l’isola misteriosa, senza mappa pero’, ho delle info verbali e presto una mail piu’ dettagliata che, ho promesso, distruggero’ appena letta :D

mi parla di una piccola valle, con pochi bungalows, gente selezionatissima ( no, niente guest-lists.  selezionata non in base al censo, ma alla faccia..) fonte con piscina di acqua dolce per i pomeriggi che siamo addirittura troppo stanchi per scendere al mare.. non raggiungibile con motorini o altri mezzi se non mountain bykes o a piedi.. c’e’ addirittura un ponte tibetano da attraversare prima di arrivare..

ve l’ho detto, dal racconto sembra the beach 2 .. senza le regole della comune spero..

vi diro’, gia’ mi piace sto posto.. certo bisogna vederlo dal vivo e poi..

ma ci andro’.. e se lo svedese racconta palle, pazienza..

se no.. magari ci vediamo a settembre.. 

intanto domani ritorno alla mia vita degli ultimi tempi.. mi e’ venuta una voglia matta di andare in giro in motorino.. basta mezzi pubblici.. solo piu’ un bus e un traghetto tra me e la pace..

anzi ancora una sveglia, un bus e un traghetto e poi la pace…

Visa run to George-town - Penang palau - Malesya

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 6:16 am

arrivo alle 7 di sera ora locale, anche grazie alla differenza oraria di un’ora in avanti rispetto alla Tailandia.

ci mollano a Chulia street, la zona dei turisti. la prima guest house e’ cara e le camere non sono meglio di come me le ricordavo 10 anni fa’.. in conpenso ora ci sono internet cafe’ un poco dovunque..

dopo aver peregrinato per una decina di posti inutilmente ( c’e’ di tutto: camere senza finestra, con odori imbarazzantissimi, uno sotto una moschea - che vuol dire essere tormentato dalle preghiere sparate a palla dagli autoparlanti 5 volte al giorno.. la prima all’alba… - altri  con letti improbabili, umidita’ da acquario,ecc - insomma la situazione alberghiera malese non e’ assolutamente migliorata nell’ultimo decennio, anzi…) alla fine trovo in un albergo un poco fuori dalla zona turistica per occidentali  dove ero gia’ stato..  mi fa un poco strano trovare posto in quell’albergo alle 7 di sera - essendo definito “carino” dalla Lonely di solito e’ pieno.. - ma tant’e’..

doccia, piazzo il passaporto in un’agenzia per farmi fare il visto e vado a zonzo un pochino..

 George town ha la particolarita’ di essere un mix di Malgasci, Indiani e Cinesi, con le 3 diverse cucine, credi religiosi, architetture mischiate completamente, cosi’ che da una strada all’altra puoi  mangiare duck on rice con sottofondo di musiche cantonesi, girare l’angolo e  venire investito  da canzoni indiane, donne in sari e  e mangiare un Cheese-nan, poi continuare   e trovare un gruppo di fedeli che escono dalla moschea.. senza dimenticare che ti puo’ anche  capitare di entrare all’Hong Kong bar dove - se ti va “bene” - ti tocca scolarti 30 birre con un ex marine che vorrebbe ripartire per l’Irak domani..

insomma ce n’e’ per tutti i gusti..

dopo aver fatto un poco di foto che presto saranno on line, decido che stasera mangero’ indiano. alla reception mi indicano un posto che vale  la pena provare e ci vado. gli indiani di qui sono come quelli di India.. parlano inglese ma come gli pare.. welcome srrr mi dicono subito, e poi ordino (credo di ordinare..)  pollo al curry con riso. poi chiedo un cheese-nan ( focaccia con il formaggio cotta tandoori - al forno..) mi siedo e mi portano subito il pollo al curry.. sono in un ristorante all’aperto, sul ciglio della strada e dopo poco al mio tavolo si siede un cinese - dopo avermi chiesto il permesso..- per rompere il ghiaccio  gli dico subito che mi stupisce di trovare un cinese che mangia indiano.. lui ribatte e mi spara un trattato sulla multietnicita’ di George town - che patisco un poco perche’ lo fa con un poco troppa enfasi retorica..- poi parliamo d’altro..  intanto chiedo al cameriere che fine ha fatto il mio cheese nan, visto che lo mangerei volentieri con il pollo al curry e non dopo, da solo… l’indianino  mi dice yes srrrr e mi da quel gesto con la testa di lato che sanno fare solo loro e mi dice che sta arrivando.. ricomincio a parlare col cinese.. si va dalle relazioni col gentil sesso ( lui e’ sposato con 2 figli ma ogni tanto gli piacerebbe essere single.. come tutti gli sposati del pianeta), alla situazione informatica malese ecc ecc.. quando sto per finire il pollo arriva il cheese nan, accompagnato da un’altra porzione di pollo , stavolta cotto al forno, che non avevo chiesto.. vedo subito che e’ inutile cercare di cambiare le cose, se dico all’indiano che non lo avevo ordinato scoppia un casino di srrr e scuotimenti di testa laterali , quindi mangio la focaccia e mangiucchio il pollo.. il cinese se ne va’  - dopo avermi lasciato il suo biglietto da visita dal quale scopro che fa il manager di un’azienda di forniture cartacee -, mi dice che sono un tipo simpatico e…  paga tutto lui!!!

e’ un mondo strano..

accetto mio malgrado per non “rompergli la faccia” ( fargli fare una brutta figura, cosa gravissima per un orientale..)

girovago ancora un poco mi faccio rubare 20 ringit ( moneta locale 10 bath = 1 ringit) per una birra in un locale nuovo con musica live dove mi sento assolutamente estraneo appena entrato, le cameriere neanche mi considerano e sono tutti tirati a lucido ( io sono in bermuda e ts-shirt, che ve lo dico a fare.. sono in vacanza , io..) - per ricambiare l’accoglienza fredda vado subito a sedermi ad un tavolo sotto il palco dove c’e’ il cartello “riservato”.. 

 torno in albergo abbastanza “cotto” dalla giornata e mi butto a letto.. - da stamattina sembra passato un secolo oltro che una frontiera - la tregua dura 3 minuti perche’ poi scopro il motivo per cui l’albergo carino era vuoto: ci hanno aperto vicino un food hall con Karaoke che sembra di stare allo stadio!!  scendo alla reception e il faccia di c..o  che c’e’ dietro il bancone mi dice che smetteranno tra poco.. tra poco essendo le 3 di notte , scopro mio malgrado dopo!!

la mattina dopo cambio hotel, senza insultare il banconista ( sto migliorando piano piano..)vado a fare colazione e… la stessa situazione del giorno prima mi si ripresenta al ristorante dove faccio colazione!!  pensavo di aver fatto capire alla cameriera che volevo 2 uova sode con toast e bacon e mi ritrovo 2 uova fritte con toast e bacon e dopo qualche minuto arrivano anche le uova sode.. totale, secondo lei, 4 uova a colazione.. - e il colesterolo ringrazia - vabbene che sono farang ma  stavolta le rimando indietro e mi spiace tanto per loro (le uova sode..)!!

rivagabondo, rincontro il cinese che mi ha pagato cena ieri sera ( tutto in giacca+cravatta oggi) visito moschee, templi indiani e cinesi ( in questo caso tutto in 100 metri scarsi, alla faccia dell’integrazione..), poi  comincia a piovere e mi infilo in un negozio di barbiere indiano che quando entro sta dormendo sulla poltrona del salone e che mi fa barba capelli sopracciglia massaggio alla testa scrocchio di colonna verticale e se non lo tengo mi invita pure a cena.. che tipo.. ( ho foto che documentano il soggetto nella foto gallery..)

tra qualche ora, anzi meno, devo andare a ritirarmi il passaporto ( speriamo bene..)  e stasera stesso torno in tailandia.. a presto

19 Aprile , 2007

Had Yai : dim sum e topi

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 9:38 am

ciao ciao Thailand.. ho lasciato la mia isoletta e ora dopo uno stressante viaggio song teo-battello-pullman sono ad Had Yai per il “Visa-run”
visa-run = ogni mese, o ogni 3 mesi bisogna uscire dal paese che ti ospita per rinnovare o rifare il visto.. sembra una cazzata ma e’ un appuntamento che ogni expat tratta con fastidio..
bene, io non avevo nessun visa, solo le canoniche 4 settimane che rilasciano all’attraversamento delle frontiera e il mio momento e’ arrivato..
stasera sono ad Had yai, cittadina abbastanza famosa ultimamente per gli attentati dei fondamentalisti islamici nel sud del paese..
fa molto caldo e scopro che sono diventato quello che Pasquale Bruno - calciatore anche del Torino soprannominato “o animale” -  definiva “una fichetta”: appena sceso dal bus ho puntato direttamente verso gli hotel con a/c e cable, senza neanche passare dalle guest houses..
vabe’, ora lo sapete..
cmq, ho uno zaino da pic-nic cosi’ non mi ci vuole molto ad installarmi in hotel.. mentre apro lo zaino scopro che come un fesso ho dimenticato il cavo per ricarica della batteria della macchina fotografica.. grave perche’ gia’ il simbolino giallo della ricarica si fa strada sullo schermo lcd della digitale e io avevo previsto di fare un pacco di foto in Malesia..
comincia il tormento.. dopo essermi dato del minchione un tot di volte opto per la cosa piu’ intelligente da fare: trovare una soluzione logica..
l’articolo che uso per digitalizzare le mie trasferte da quest’anno e’ di costruzione recente e questo potrebbe essere un handicap per trovare qualcosa di simile in zona.. allora punto verso l’unico shopping center presente in centro.. l’ora e’ tarda e, mentre sono felice di scoprire che l’articolo in questione ha raggiunto i negozi delal grande distribuzione tailandesi, non c’e’ nessuno in grado di recuperare il carica batterie dalla confezione originale e il mio problema continua ad essere tale.
oltretutto domattina devo alzarmi presto per prendere un odiato minibus per Georgetown, Malesia dove il consolato locale mi fara’ la grazia, previo pagamento , di farmi il visto..
urge decisione alternativa.. intanto mi fermo e trovo un posto dove mi faccio servire una biretta per sbloccare l’umidita’ che ha avvolto tutto..
poi decido di posticipare l’orario di partenza.. e sperare in Buddha che domani mattina ci sia qualcuno col cervello alla sezione macchine fotografiche del centro commerciale.
ora mi e’ venuta fame ed essendo Had Yai una citta’ dotata di una buona presenza cinese, mi trovo a girovagare nelle china town locale..
mi faccio attirare da un banchetto di dim sum.. per chi non ha mai avuto la fortuna di mangiarne sono dei piccoli bocconcini di pesce, gamberi o maiale cotti al vapore in contenitori di bambu’..
belli da vedere oltre che buoni da mangiare..
me ne faccio portare un camioncino e mi tolgo la voglia per un altro po’..
esco dal risto cinese e sento che c’e’ ancora spazio per un caffe’ fatto col filtro e un dolcino cinese, questa volta pero’ preferisco trovare una baracchina sulla strada, vicino ad un punto trafficato..
caffe’ discreto, dolci ok.. gelatine verdi, rosse e arancioni servite con il ghiaccio.. la padrona del banchetto attacca discorso.. io rispondo con quel poco di thai che posso sfoggiare..
di dove sei, che lavoro fai, come mai parli thailandese (??), dov’e’ tua moglie ( intesa come moglie thai, l’unico modo - secondo loro - per un farang di imparare la lingua locale..)
faccio appena in tempo a dirle che non ho ancora la fidanzata che divento oggetto di interesse per tre tipine in caccia di clienti..
una mi si avvicina, dice qualche battuta spiritosa e dopo qualche strusciatina mi lascia il numero di telefono con la promessa di raggiungermi in albergo in 20 minuti se la chiamo e di farmi un massaggio che non dimentichero’..
la padrona del banchetto non ha gradito l’abbordaggio e non mi parla piu’..
intanto ho cominciato a vedere dei toponi da kilo che girano un poco dappertutto..
pago e torno in hotel.. mentre passo vicino a dove ho mangiato i dim-sum ho il dispiacere di vedere che ora che il locale e’ chiuso, anche li’ i toponi regnano..
penso ancora un poco se fare la chiamata alla mia nuova amica e ..
vi saluto

mattina dopo, corsa verso il centro commerciale.. chiuso fino alle 10,30.. che palle!!
tento qualcosa di random e mi infilo nel mercato.. incredibile ma vero trovo una tipa che mi ricarica la batteria della macchina fotografica gratis!!
ho giusto il tempo di bere un caffettino e fare 2 passi che la batteria e’ carica.. la lascio con un grazie mille..
poi ci penso e non mi sembra abbastanza, cosi’ mi esagero una confezione di Ferrero rocher da 20 ( articolo da premio della giuria a queste latitudini ndr..) e quando torno da lei con il pacchetto in mano ho quasi paura che mi voglia baciare di fronte al marito tanto le si illuminano gli occhi..
bello fare qualcuno felice..
e ora..
frusta cocchiere che Penang mi aspetta..
a presto

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