lifeonthedge

30 Ottobre , 2008

condono per ladri d’arte?

Archiviato in: Politically uncorrect — bloglq @ 12:09 pm

di recente ho seguito una lezione di diritto costituzionale all’università di Torino.
si trattava di regimi, intesi come complesso di valori che caratterizzano un paese, e abbiamo anche parlato di stato dei partiti, come evoluzione di concetto di stato.
attraverso quest’ottica le leggi varate per togliere le preferenze nel voto ( così come abbiamo fatto nelle ultime elezioni e come vorrebbe la legge scritta dalla maggioranza anche per le prossime elezioni politiche europee ndr) diventa un affidare al partito scelto candidare personaggi all’altezza della situazione per il compito assegnato loro.
e questa è una disamina del concetto.
che visto da sinistra si completa con le primarie che lasciano agli elettori decidere chi sarà a capo della coalizione.
visto da destra si completa con la sottomissione al più forte, visto che non fanno primarie.
però, se poi questi stessi partiti tendono a svolte autoritarie del tipo: mi avete eletto e comando io senza tener conto dell’opposizione ( come si sta verificando in Italia in questi ultimi mesi sovvertendo il concetto di democrazia ndr) o le persone scelte per ricoprire le varie cariche non sono altro che figure di comodo in mano a chi governa, bisogna che ripensiamo il metodo elettivo.
leggo su l’Unità che l’ex soubrette Gabriella Carlucci avrebbe firmato un emendamento per cui si depenalizzerebbe il possesso illecito di reperti archeologici anteriori al 476 ac.
intanto viene da chiedersi con quale criterio una signora che calcava i palcoscenici presenti emendamenti che possono distruggere il patrimonio storico italiano pubblico, e poi, anche per quale motivo viene presentato un emendamento del genere.
a chi giova?
a pro di che si fa un emendamento così?

aspettiamo risposte, intelligenti, dall’esecutivo.

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qui la versione web della notizia da l’Unità on line

2 Ottobre , 2008

Francia 2008: Rientro

Archiviato in: tour 2008 — bloglq @ 9:56 am
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rientro

triste parola ma il tempo a disposizione sta finendo e le previsioni meteo non lasciano molte altre possibilità. Dopo essere riuscito a non prendere pioggia ( o averne presa poca..) ieri sera il meteo ha sentenziato pioggia sicura per il prossimo fine settimana. La perturbazione che era a Nord sta scendendo a Sud. Avevo allertato ( è la parola giusta..) degli amici sulla costa che sarei passato a trovarli ma non passerò da loro. Intanto avevo previsto di passare da loro per il week end e ho sforato di 4 giorni ( un classico mio, quando sono in giro..) e poi anche se mi presentassi stasera, non posso aspettare che il tempo migliori a casa loro.. Come mi avevano scritto in una mail qualche tempo fa – dimostrando di conoscermi bene – incontrerò la loro figlia quando sarà già grande! Va bè, stamattina ho visto i tedeschi a colazione. Scappano anche loro dalla perturbazione e stanno decidendo se andare in Svizzera o sul Lago di Garda. Certo, viaggiamo in modo diverso: il mio slow travelling non rientra nel loro modo di muoversi. Sono più i tipi che si buttano in autostrada e danno gas. Si spostano, non viaggiano, secondo me. Dopo esserci scambiati le mails, ci ritroviamo di nuovo nel parcheggio – dove ho appena finito di fare l’ultimo rabbocco d’olio. La station wagon bianca è sparita. Quello della portaerei descrive la mia moto come una “old lady” che non fa piacere alla mia moto – e neanche a me, a dirla tutta. Quello della Triumph, che mi era sembrato il più “sveglio” ieri sera, gli ribatte che lui ha una moto da pensionati. Bravo. Accendo il mezzo e faccio scaldare il motore a differenza dei tedeschi che mettono subito la marcia. Usciamo insieme dal parcheggio e invece di seguirli fino alla tangenziale ( loro che sono satellitati ndr) parto per primo e giro a sinistra. Loro no. E hanno ragione perché dopo qualche curva mi trovo in un vicolo cieco. Cerco informazioni sul percorso avvicinandomi ad una signora che rimane inizialmente paralizzata dal terrore di un motociclista vestito di nero e rombante che si avvicina alla sua auto ( dove c’è anche una bambina ndr) e dopo un attimo di stasi, abbassa il finestrino, si scusa dell’impasse, e mi indica la strada. Prendo di nuovo la statale fino ad Arles e, controvoglia, entro in autostrada perché stasera voglio essere a casa. Seguo per Gap. Il tempo tiene. Alla media dei 130 si fa in fretta a coprire lunghe distanze ( anche se sono ancora uno dei più lenti in autostrada, ormai anche i furgoni vanno più veloci..) A Gap riprendo la statale.. E’ quasi mezzogiorno e posso permettermi di nuovo il “lusso” della lentezza per avvicinarmi a Torino, visto i chilometri che mi rimangono da fare. Il tempo tiene e ogni tanto mi scopro a pensare che avrei potuto rimanere in giro ancora qualche giorno. Mai fidarsi delle previsioni meteo. Attraversando un paesino dall’altro alto della strada vedo per un attimo una palazzina gialla, deco’, di proprietà delle Posta francesi. Bella (vedi foto nel blog). Non mi fermo a fare una foto perché ho appena sorpassato un camion che mi ha fatto tribolare e non voglio respirare di nuovo i suoi gas di scarico. Però mi rimane il pensiero. Faccio qualche decina di chilometri e comincio a darmi del fesso perché non mi sono fermato lo stesso a fare una foto. Ho fame e faccio la mia seconda fermata di questo viaggio in una amburgheria che sta proprio al lato della strada. Anche in questo caso il posto è strapieno e i bambini, che giocano nell’area riservata, urlano, si picchiano mentre le mamme chiacchierando tra loro. Non riesco neanche a stare seduto in quel casino così mi metto vicino alla moto, e, usando la sella come appoggio, mi strafogo lo special del giorno. Avete notato come certe patatine fritte, se non le mangi subito, sanno di cartone? Ho lavorato per il Mac qualche era geologica fa, a Londra e, cosciente di quanto avviene in cucina, non dovrei più avvicinarmici ma… Comunque in questo frangente il nutrirmi è solo un bisogno fisiologico perché continuo a pensare alla palazzina deco’. Dopo aver finito quasi completamente il mio sacchetto di cibarie, metto tutto nell’apposito bidone e giro la moto per tornare alla palazzina! E saranno una ventina di chilometri in più sul totale di quasi 4000!! Mi scateno in una serie di scatti quando finalmente ritrovo il mio paesino con gusti deco’ e rifaccio di nuovo la strada in senso inverso. Briancon arriva dopo poco e mi ricongiungo con la strada che avevo fatto quasi 20 giorni fa, alla partenza. Con tutto un’altro spirito. Ho visto dei posti bellissimi, incontrato tanta gente, ripreso gusto nel parlare francese, finalmente fatto un giro lungo con la mia moto che ha tanti anni ma pochi chilometri, probabilmente azzerato – di nuovo – il mio conto in banca. Da quel sabato pomeriggio di due settimane fa quando alle 14,30 ( con tutta la calma..) ero partito per Lione come prima tappa, che mi aveva visto subito in difficoltà per il vento forte sul Colle per passare la frontiera che mi piegava la moto, e che poi mi aveva portato sulla tangenziale di Lione non tanto sicuro di aver fatto bene a intraprendere un viaggio in moto da solo, molto è successo. Ho goduto delle meraviglie di Chartres, ri-vissuto l’epopea del D day sulle spiagge della Normandia, respirato il mare del Canale della Manica e dell’Oceano Atlantico, visto finalmente Mont Saint Michel, scoperto Saint Malo’- Intramuro e la sua storia, preso il sole sulle spiagge e passeggiato per le stradine incantate de l’Ile de Re’, raggiunto Lourdes, sfatato il mito di Andorra, attraversato i Pirenei francesi e rivisto il mar Mediterraneo in Camargue. Ho incontrato pacchi di gente – simpatica, verace, antipatica, storditi, viaggiatori e turisti – come capita spesso a chi viaggia da solo. Ho mangiato un infinito numero di cozze, e quantità industriali di pesce, riassaggiato l’aperitivo all’anice tipico del paese, provato il cognac nella sua terra natia, visto come una manciata di vermicelli può crescere a dismisura, diventare colla ed essere presentato come contorno ad una bistecca e molto altro ancora.
Ho molto viaggiato nelle mia vita, fortunatamente, ma quasi sempre utilizzando mezzi pubblici. Saper di dipendere dalla tua moto, e da come la porti e da come la curi, è un altro modo ancora di viaggiare. Poter ad ogni momento cambiare rotta, indipendentemente da orari di volo o passaggi di treni, rende il viaggio ancora più intenso. E anche più complicato. Tutto questo penso mentre mi concedo l’ultima sosta in un’area di servizio francese, poco prima di cominciare la salita che mi porterà all’attraversamento delle Alpi e all’Italia. La moto da stamattina non tiene più il minimo.. e non riesco capire da cosa dipenda.. Vedremo a casa ( sarà una rappresaglia per essere stata definita “old lady”? mah..). Il cielo è molto coperto e comincia a cadere una pioggerellina fastidiosa mentre salgo. Prenderò il tunnel del Frejus a questo punto. Arrivo all’entrata del tunnel e sborso 22 euro per passare in moto – complimenti per la trasmissione! Appena sbuco in Italia, la pioggia mi bersaglia. Una pioggia forte che passa sotto la tela dei miei pantaloni. Anche gli occhialoni sono pieni di gocce e rallento per pulirli.
Benvenuto in Italia..
Lo sapevo che non dovevo tornare….

continua, presto

Francia 2008: Andorra

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Andorra

via, bello qui a Lourdes ma è ora di cambiare aria..
Dopo aver ricaricato tutta la mia mercanzia sulla moto sotto lo sguardo attento di uno dei “riparatori” dell’hotel, anche lui un motociclista, che, contento di avere qualche minuto di tempo da perdere, mi spiega la strada per Andorra. il Reame di Andorra è un’altro di quei posti, come questo dove sono adesso, di cui ho sempre sentito parlare senza mai averlo visitato. Dopo questa puntata “mistica” uno stop nel regno dello shopping esentasse ribilancia la questione. Si, perché Andorra la Vella è un porto franco, cioè non si pagano le tasse sui prodotti. Quindi uno sconto medio del 20% ( TVA o IVA che la vuoi chiamare..) sto pensando di cambiare cellulare e potrei cogliere l’occasione. Da qui devo tornare a Tarbes – la patria delle tangenziali – e poi, sulla statale 117, prima prendere per Foix e poi salire ad Andorra. Il primo tratto di strada è bello, il sole splende e dopo qualche chilometro mi trovo in uno di quei rettilinei lunghissimi fiancheggiati da piante enormi che capita spesso di percorrere in Francia. Mi fermo per dare da bere alla moto e incontro uno squadrone di motociclisti. Tutti della zona perché non hanno bagaglio, approfittano della bella giornata, e hanno deciso di andare a fare un giro. Appena entro nella stazione di servizio divento il centro dell’attenzione. Probabilmente per il mezzo quasi d’epoca che guido, o per il serbatoio serigrafato o per la targa italiana che testimonia il mio venire da lontano. Scambi di sguardi per saluti di rito, e prima di ripartire il mio orgoglio si prende una bella “paga” perché uno dei motociclisti mi si avvicina e dopo un’analisi un poco più approfondita del mezzo mi saluta come un dito alzato e uno sguardo di ammirazione. Riparto più leggero. Ormai vivo in simbiosi col mezzo e vedere che qualcuno apprezza il complesso, mi fa piacere. Come fa in fretta a cambiare la situazione: dopo qualche decina di minuti una nuvola solitaria mi costringe a fare una sosta sotto una tettoia per evitare di bagnarmi tutto. Il morale è sceso abbastanza in fretta e solo dopo che la pioggia si calma e, una volta ripartito, vedo i primi cartelli che indicano la frontiera e Andorra, mi rinfranco. Intanto la strada diventa a due corsie strette e comincia a salire. I motociclisti che ho incontrato prima sono venuti su di qui a fare un poco di “palestra”, mi sa , perché il numero di moto, la maggior parte semi stradali e naked, aumenta e sorpassando da tutte le parti, si scatenano in curve da pista. Quindi devo ancora fare più attenzione agli specchietti prima di avventurarmi in sorpassi, frequenti del resto, perché ci sono moltissimi camper che si arrampicano lenti. intanto la quota sale di altitudine perché la vegetazione diminuisce e lascia il posto a prati ( scoprirò poi che mi trovo intorno ai 1000 metri slm) Passo il posto di dogana senza problemi e mi fermo perché ho freddo. Dopo aver indossato qualcosa che fermi l’aria, continuo la scalata.. e mi fermo a Encamp, la prima cittadina che incontro. Più che una cittadina si tratta di un mega parcheggio contornato solo da negozi, alcuni su diversi piani. E un viavai continuo di auto e clienti. Dopo aver girato un poco per trovare un posto dove lasciare la moto in prossimità di un negozio di elettronica, parcheggio. Devo ammettere che sto già pregustando le gioie del nuovo gadget che comprerò. Camera da 5 milioni di pixel, 8 Giga di memoria, GPS incorporato ecc ecc. Avrei lasciato a casa un poco di caricatori e fili, oltre alla videocamera. Comunque entro in uno dei negozi che ha dei cellulari in vetrina e do’ un’occhiata negli espositori. Trovo l’articolo che cerco e mi faccio fare un prezzo. Mi aspettavo di risparmiare parecchio sul costo dell’apparecchio rispetto a quanto avrei dovuto pagare comprandolo in Italia e invece scopro che Internet ha bypassato tutti. Mi costerebbe più acquistarlo qui che on line!! Non contento giro diversi negozi e tutti mi danno più o meno la stessa quotazione. Mentre cerco di fronteggiare la delusione, noto che la maggior parte degli acquisti fatti in questi magazzini sono di alcolici o tabacco. Stecche di sigarette e sigari, e damigiane di Pastis e superalcolici continuano a sparire dagli scaffali ad opera di clienti che fanno scorte per serate piovose a casa, immagino. Girando ancora un poco trovo un negozio che vende articoli per le moto. Sono a buon prezzo ma di fabbricazione sconosciuta e non mi lascio assolutamente tentate da niente. Indosso il mio giubbottino Air-…. e mi sembrerebbe di insultare le sue notevoli qualità che mi hanno assicurato comfort e sicurezza per tutto il viaggio. Stavolta sono proprio deluso. Talmente deluso che invece di proseguire fino alla capitale – Andorrra la veilla appunto ndr – e fermarmi per una notte, riprendo la strada per la Francia. Ma la giornata ancora non è finita. Infatti dopo aver girato per Perpignan a Foix, mi toccano ancora quasi duecento di chilometri di colli, sotto un cielo coperto che non promette niente di buono e un traffico notevole. Va be’. Quando arrivo vicino a Perpignan è pomeriggio inoltrato. Potrrei fermarmi in zona però la vicinanza del mare o qualche fronte caldo fa salire la temperatura e la statale diventa piatta e fiancheggia il mare e continuo. Qui il traffico è quasi inesistente e i mezzi pesanti sono tutti sull’autostrada che viaggia per lunghi tratti parallela alla statale. Anche la moto sembra gradire il cambiamento e così tiriamo fino a Montpellier. Finalmente contenti, oggi. Attraverso la Camargue a buona andatura e verso le 19,30 entro a Montpellier. Che mi aspettavo più piccola. Dopo essermi trovato in una banlieue fatta di vecchi palazzi, mi perdo sulle periferiques e, girando a caso, mi ritrovo fortunatamente in zona centro. Sono molto stanco a questo punto e voglio solo trovare un posto dove passare la notte al più presto. Dopo aver imbucato un tunnel sotterraneo che pensavo mi portasse su una strada ma scopro mi porta ad un parcheggio – e mi costringe ad un numero da strappo della patente per rientrare nella corsia di marcia – quando risbuco all’aria aperta il mio sguardo incrocia improvvisamente l’insegna rossa per l’hotel ormai familiare! Intanto tutto intorno a me la scena è mutata per lasciare spazio ad alti palazzi vetro-cemento. Trovo la reception e ringrazio ad alta voce la mia buona stella prima di mollare la moto di fronte all’entrata. Dopo aver aspettato che una receptionist facesse la smorfiosa con due clienti – che avevano prenotato, loro – per un periodo che mi era sembrato lunghissimo ( “sono stanco, stordita, ma non lo vedi, manda via ’sti pirla” diceva tutto il mio corpo), scopro che c’è qualcosa di grosso in città e non hanno una camera libera. Quando comincia male.. Le chiedo se hanno qualche altro hotel in città e lei telefona all’altra sede. Accertato che ci sono disponibilità, mi fa un spiegazione incasinatissima per la direzione da prendere per raggiungere l’altra sede. La fermo prima che finisca e uscendo le dico che troverò la strada da me. E la tipa mi lancia ancora un “Bon courage” che mi fa venire voglia di rientrare e spiegarle qualche cosa sul coraggio.. Comunque, trovo l’altro hotel nel giro di 5 minuti. Davanti a me, a questa reception, ci sono 2 motociclisti tedeschi che sembrano usciti da una pubblicità dell’OctoberFest ( capello lungo, chiodo e pancia da birra professional). In più molto forniti di gadget elettronici e nessuna conoscenza del francese. Cercano un posto dove dormire pure loro e in attesa che gli forniscano le chiavi delle stanze prego che non si ripeta la scena di poco prima e non siano le ultime. Sarebbe un po’ troppo per oggi. No problem, finalmente riesco ad avere una camera. Per fumatori, ma fa lo stesso, per stasera. Con in mano la chiave elettronica per la mia stanza, esco e vado a parcheggiare la moto. Ritrovo qui i due tedeschi e scherziamo sul fatto che io che sono italiano guido una moto tedesca e loro, tedeschi, una Triunph (inglese) e un’Honda ( giapponese). Uno dei due sta parlando al cellulare con un’altro motociclista che viaggia con loro e che si è perso prima di arrivare qui. No, peggio. Ha dimenticato la carta di credito in un altro albergo o qualcosa di simile e ora fa fatica a raggiungerli. Uno sta staccando il navigatore satellitare che ha montato sul manubrio e l’altro, finita la telefonata, mi fa vedere che ne ha uno incorporato nella borsa da serbatoio. E io che vado in giro con le mappe Michelin tutte spiegazzate a forza di consultarle!! (quando dicevo che erano tecnologici.. ndr) Comunque dopo una cena di gruppo in un posto vicino, dove scopro che arrivano da Saragozza per l’Esposizione ( che li ha delusi ndr), torniamo in albergo. Faccio ancora un giro per controllare che la moto sia apposto e, in contemporanea, ancora in tempo a beccarmi una scena devastante, prima di coricarmi. L’altro tedesco ha una Bmw 1200 che sembra una portaerei, e mi ha parcheggiato quasi dietro. Mentre mi avvicino per veder se domattina tribolerò per uscire dal parcheggio, sento un No No No che inizialmente non comprendo. Poi capisco tutto. Poco distante c’è un’auto station wagon bianca – con targa italiana – e una disperata ( non posso che definirla così) che sta dando da mangiare al suo pastore tedesco nel buio del parcheggio. E i No erano destinati al cane che, avendo sentito uno sconosciuto, aveva fatto il giro dell’auto, e faceva capolino da dietro l’auto. Mi sale un “Ma vaffanculo cretina” dal profondo del cuore e giro i tacchi, destinazione camera. Quanta tristezza e solitudine – e imbecillità – c’è in qualcuno che spreca le sue serate in vacanza, in un parcheggio, di notte per dare da mangiare al cane? Con questo pensiero, vado a dormire, stanco morto.

continua

Francia 2008: Lourdes 2

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Lourdes 2

dopo un bel sonno, ho dedicato una parte della giornata a visitare la parte della città non coinvolta direttamente nelle attività relative alla Grotta. Quindi ho fatto un giro in paese verso il Municipio ( vedi foto – bella costruzione con dei bei giardini – dove stanno ripristinando le vasche di una fontana con la vetroresina, mi comunica il mio olfatto ndr) e al mercato. Qui non vendevano niente di religioso. Finalmente, direi. Ho poi visitato il forte che sovrasta il paese. Mi ha fatto ridere all’entrata una signora francese che, visto il prezzo del biglietto di ingresso, si è rivolta alla sua amica e le ha detto “che entriamo a fare, sono solo dei muraglioni..” E alla fine della visita, ho dovuto ammettere che aveva ragione lei. Ad un certo punto mi sono messo trovato davanti ad una chiesa e c’era un accompagnatore – emiliano – con un megafono che dava ordini al suo gruppo di fedeli su come muoversi. Stavano andando in quella chiesa ma il timing era stato calcolato male. Intanto c’era unafunzione in atto all’interno e non si poteva entrare per non disturbare la cerimonia e poi, sul piazzale antistante la chiesa, a pochi metri dal gruppo, faceva bella mostra di se un carro funebre, anche lui in attesa di entrare. C’è traffico nei sagrati a Lourdes, a volte. Continuando a passeggiare faccio un salto da MacDonald e scopro che i giovani francesi – e le loro mamme – subiscono il fascino del fast food. File di gente in attesa alla cassa. E sedute ai tavolini sul marciapiede tre ragazzine tirate da gara che , per farsi notare da qualcuno, fanno un casino pazzesco. Non mancano neanche i pellegrini in cerca di uno snack. Riesco in fretta e dopo aver consumato un sandwiche ( notare l’evoluzione linguistica con cui i francesi hanno nazionalizzato la parola inglese sandwich ndr) e una Orangina ( ancora la fanno!!) continuo il passeggio. Avevo notato già ieri sera una linea blu, ogni tanto interrotta dal disegno di una Madonna stilizzata e la scritta Cammino del Giubileo 1958-2008 ( vedi foto) che è stata disegnata su alcuni marciapiedi. Mentre cammino, vedo un gruppo che sta seguendo la linea e .. mi ci accodo, pur rimanendo a distanza, per curiosità. Dopo un paio di soste davanti a delle chiese,imboccano l’entrata di un ospedale e lì mi fermo. Scoperto cos’è il Cammino del Giubileo, decido che è ora, anche per me, di lanciarmi nell’acquisto di qualche souvenirs per le fedeli che aspettano un ricordo del mio passaggio qui, in Italia. Faccio un giro nella via principale ma non trovo niente che vada bene per il mio target e poi gli addetti alla vendita di questi negozi visitatissimi sono abbastanza antipatici. Mi infilo in una stradina laterale e dopo aver acquistato delle cartoline antiche di Lourdes che ancora prima di comprare so che non vedrò mai più, perché verranno seppellite in qualche cassetto della mia scrivania appena rientrato, entro in una negozio poco distante.
Dopo aver dato un’occhiata agli articoli, senza per fortuna essere marcato a vista da commessi vogliosi di vendere, scelgo cosa mi serve e vado alla cassa. Mentre pago e parlo con il gestore arriva un tipo che subito chiede ” se ne compro 30 di questi rosari, che prezzo mi fai?” che irrita parecchio il proprietario. La risposta non tarda ad arrivare. “Non faccio sconti neanche se me ne compri 1000, qui non siamo mica al mercato” – che ha poco di comprensione cristiana ma che non guasta. Mentre il “mercante” esce per parlare con la moglie, il proprietario mi assicura che farà penare quel tipo “arrogante”. Uscendo lancio uno sguardo al malcapitato e torno a depositare la mercanzia in camera. E poi.. non lo faccio, perché per strada vedo una scena che mi colpisce: una coppia si avvicina ad un prete di passaggio e si fa benedire gli acquisti! Non mi trattengo e faccio altrettanto. Il prete risulta poi essere italiano quindi la sua benedizione va bene anche per le persone che riceveranno i regali! Soddisfatto torno finalmente in albergo, mi libero dei pacchetti e agguanto la videocamera. Non ho fatto molte riprese e voglio documentare qualche scena di massa.. Torno alla basilica e visito le 2 chiese che la compongono e che ieri sera avevo trovato chiuse. Alcuni bellissimi mosaici nella chiesa di sotto e dappertutto ex-voto di ringraziamento. Intanto si è fatto tardi e dopo cena arrivo appena in tempo per la Via Crucis.( ieri sera mi ero stupito che si potesse cenare dalle 18 in avanti – ora capisco che molti cenano presto proprio per partecipare alla Via Crucis ndr) Come ho spiegato nel primo post, davanti alla basilica c’e un grande sagrato e poi una passeggiata lunga qualche centinaio di metri che dopo aver girato intorno ad una statua della Madonna, riporta al sagrato. Quando arrivo la celebrazione è già cominciata e la processione sta per muoversi. Fermo sulla porta principale d’entrata vedo un mare di candele accese che dal sagrato vengono verso la porta dove sono. Tutti hanno in mano la candela “d’ordinanza” ( tranne io che riprendo con la videocamera ndr). Si avvicinano pian piano tra inni cantati da tutti i presenti. Lentamente nel buio riesco a riconoscere meglio le facce, e vedo che in testa alla processione che si avvicina, dopo un gruppo di prelati che portano una raffigurazione sacra, viene un numero infinito di infermi su lettini. Per parecchio tempo la processione continua composta esclusivamente di malati, poi arrivano gli anziani che avrebbero fatto fatica a camminare per tutta la processione e sono seduti in carrozzina e aiutati, anche loro, dalle crocerossine o da volontari. Mentre il gruppo continua il suo cammino e comincia il ritorno verso il sagrato, il bagliore delle candele continua a illuminare la scena, e il numero delle persone non accenna a diminuire nel sagrato, da dove parte la processione. E’ un happening di massa, vi dico. Una sola parola: impressionante. Arrivano poi i vari gruppi di pellegrini che per farsi riconoscere (??) portano bandiere della loro nazione di provenienza. La testa della processione è arrivata di nuovo al sagrato e continua per un cammino che sale alla seconda chiesa, quella in alto. E la gente continua a passarmi davanti, compatta e “candelata“. Ogni tanto, tutti insieme, seguendo la preghiera, alzano le candele in alto creando un effetto scenico notevole. Tutto questo dura più di un’ora.. E stasera è lunedì.. penso che sia lo stesso tutte le sere dell’anno..
Bisogna vederlo per capire..
Quando la folla comincia a diminuire, vedo che molti si spostano alla Grotta per la messa serale..
A questo punto me ne vado perché sono veramente esausto di tutto questo bagno di folla.
La cassetta della videocamera oltretutto è finita, inaspettatamente.
Domani riparto e devo vedere che strada fare.
Manca poco al rientro a Torino e vorrei godermela ancora un poco prima di rientrare.

continua

Francia 2008: Lourdes

Archiviato in: tour 2008 — bloglq @ 9:54 am
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Lourdes

ieri sera, in tenda, come quasi tutte le sere di questo viaggio da vagabondo ( una parte in cui mi trovo molto a mio agio) ho aperto una delle 2 mappe della Michelin ( France Nord e France Sud) che porto nella borsa da serbatoio per decidere dove il destino mi avrebbe portato il giorno dopo.. Sempre un bel momento. Inizialmente volevo continuare sulla costa e godere ancora un poco del sole che avevo trovato all’Ile de Re’.. C’era tutta una zona verde sulla cartina che avrei potuto attraversare per raggiungere Biarritz.. perché? Perché non ci sono mai stato! Stamattina ho fatto il calcolo approssimativo dei chilometri e dopo essermi lasciato alle spalle la Rochelle, punto a sud, sulla D 733. il cielo era abbastanza sgombro ( non ho mai guardato tanto il cielo come negli ultimi giorni.. andare in moto è un poco come andare in barca.. sei in balia degli eventi climatici..) Passo Royan poi proseguo lungo l’estuario de la Gironde e arrivato in prossimità di Bordeaux mi fermo a fare benza. Anche per questo indispensabile momento della giornata il mio modo d’agire si stava modificando.. i primi giorni facevo benzina solo quando la moto andava in riserva, fatto che comportava non poche paranoie che dipendevano dall’esistenza nel raggio di 30/40 chilometri ( quanto mi permetteva di fare la riserva ndr) di una stazione di servizio e dall’orario del giorno. Dopo qualche brutta avventura, tipo trovare distributori aperti la domenica con benzina a prezzi che superavano il prezzo di 1,60 euro al litro e un salvataggio in extremis ad un Esso Express – non mi ci fermerò mai più!! – dove non ricordandomi il pin della mia CB ( così le chiamano le carte di credito i francesi: Carte Bleu) ho avuto la fortunissima di trovare un gentilissimo automobilista francese – ancora grazie monsieur – che ha usato la sua carta di credito e ha preso il contante che avevo in tasca, ora faccio benzina appena trovo un distributore aperto con prezzi decenti e sono quasi sempre con il pieno. Faccio qualche 15 euro di super 95 ottani ad un automatico (lo sono quasi tutti ) e vado a pagare alla cassa dell’area di servizio. Entro con la mappa in mano e dopo aver saldato il conto per la moto, chiedo info sulle strade al pisquano che sta facendo il turno oggi.. Con poche parole mi dice che l’area marcata in verde sulla mappa è un susseguirsi di “niente” e che per arrivare a Biarritz devo o fare delle provinciali o l’autostrada. Lo ringrazio e come tante altre volte nella mia vita prendo le informazioni che mi vengono date on the road come un indicazione da seguire. E seguendo la linea rossa della strada vedo che la D 934 mi porterebbe a Pau ( 100 km).. e da Pau a Loudes non c’è tanta strada. Niente a che vedere con illuminazioni improvvise o cose simili: semplicemente sono decenni che sento parlare di questo posto e se non ci vado adesso rischio di non andarci mai. Perché no? attraverso la tangenziale di Bordeaux e seguo i cartelli verdi per Pau.. Da qui pensavo di prendere una statalina per Lourdes ma in zona la segnaletica compete con quella della Salerno-Reggio Calabria e dopo aver chiesto info ad un vecchietto seduto su una panchina sotto una pianta in un paesino ( che alle mie lamentele sulla segnaletica mi risponde ” c’est une merde!” che mi trova d’accordissimo ndr) devo arrivare fino a Tarbes per trovare i primi cartelli che indirizzano a Lourdes. Una precisazione: mando un pensiero a quella banda di celebro lesi che hanno disegnato le tangenziali di Tarbes: o avevate una percentuale sulle rotonde – e vi spero tutti espatriati ai Tropici a quest’ora per evitare la galera – o dovete cambiare pusher! Per una cittadina di medie dimensioni non ho mai visto tanto asfalto sprecato! Seguo le indicazioni per la città della Grotta e qualche chilometro prima di arrivare scopro che un buontempone ha aperto una discoteca dove l’insegna – che raffigura una bella signorina stilizzata – mi informa che il locale si chiama “la Macumba”! Sarà contento il Santo Padre quando passerà di qui la prossima settimana! Arrivo a Lourdes che sta facendo sera e spero nella mia buona stella di trovare subito una camera. Il paese è un poco in montagna e la sera fa freschino. Dopo aver parcheggiato la moto e fatto una doccia, chiedo alla reception info sul posto. Mentre esco arriva un gruppo che si informa sugli orari della cena e scopro che qui si può mangiare già alle 18.00. Strano penso, capirò poi il perché. Il receptionist è magrebino – e simpatico – e mi fornisce di un mappa con le indicazioni per la Grotta. Voglio informare chi mi legge che non ho la più pallida idea di cosa sia questa cosa di Lourdes: cioè so che è un posto dove vengono in tanti a fare pellegrinaggio ma non ho ancora chiaro in cosa consista. Attraverso una parte della cittadina dove ai lati della strada ci sono solo negozi di rosari, rappresentazioni di Madonne in varie forme, dimensioni e materiali, souvenirs religiosi, cartoline. e Ristoranti con insegne “si parla italiano” o “caffè italiano”. Per strada vagoni di crocerossine, suore, preti, pellegrini – italiani nella maggior parte – e qualche cittadino – una minoranza – del posto. Seguendo il flusso mi avvicino all’ingresso della cattedrale. Prima di attraversare il ponte che porta vicino all’entrata principale, sono placcato da una signora che mi si rivolge direttamente in italiano e ha già deciso che sarò io a riportare lei – e un’altra signora – al loro albergo che non riescono più a raggiungere. Mi informo ad un chiosco dove una ragazza dell’est vende.. rosari e cartoline, e quando siamo in dirittura d’arrivo per le loro camere, le mollo. Potrei lasciarle con un Andate con Dio ma qui sarebbe un poco cercare grane.. Intanto si sono fatte le 19.00 e dopo aver fatto la strada interna alla basilica ( qualche centinaio di metri) sbuco nel piazzale davanti alla cattedrale. Un mega screen mi informa sull’orario delle messe ( in italiano, francese, spagnolo, e chi più ne ha..). Cerco di entrare in una delle chiese che compongono la cattedrale ma è tardi e sono tutte chiuse. Continuo al lato del complesso di chiese e, passato sotto un camminamento che porta alla chiesa di sopra, arrivo ad una serie di fontanelle dove la gente fa la fila per bere e riempire le onnipresenti taniche e statuette di plastica. In alto grossi cartelli rotondi attaccati al muro della basilica superiore riportano la scritta – di nuovo in tutte le lingue del mondo o quasi – di bere e lavarsi in quell’acqua. Bevuto e lavato in parte, continuo a seguire il flusso e arrivo alla Grotta: il clou della cosa. Mi trovo in fila senza sapere bene com’è andata e subito tocco qualcosa col piede. Guardo e c’è un rosario blu per terra. Lo raccolgo e mi guardo in giro. Nessuno di quelli che ho vicino cerca niente per terra. Tenendo conto della situazione posso fare 2 cose: dire forte che ho trovato un rosario a tre passi dalla grotta – e rischiare di scatenare un happening di massa – o tenermelo. Onde evitare di finire in TV per una cosa che non mi compete, opto per la seconda! Il proseguo della visita alla Grotta dove Bernadette – la pastorella che ha avuto la visione della Madonna ndr – ve lo risparmio. Comunque, indipendentemente dalla mia fede o meno, l’atmosfera è carica di attese e speranze. Impressionante nel complesso. Migliaia di persone pregano insieme, accendono candele, aiutano malati in carrozzella, chiedono grazie. Alcuni chiacchierano. Ascolto discorsi di gente che arriva da ogni parte d’Italia, tedeschi, inglesi, di tutto. In un altra chiesa dall’altra parte del fiume si sta preparando una veglia di preghiera. Non sono mai stato in un posto così. Con il dovuto rispetto, mi ricorda, in grande, il fervore religioso visto nei templi indiani dove a centinaia, in fila e pregando, i fedeli vanno a toccare e porre un obolo vicino alla statua del Dio in cui credono. Forse lo stesso Dio che si prega qui ma con un’altra faccia. Ritorno verso l’albergo e decido di fare una sorpresa a mia madre inviandole una foto che ritrae alcune taniche d’acqua benedetta con l’immagine della Madonna di Lourdes serigrafata e aggiungo la scritta “indovina dove sono?”. Purtroppo – o meglio, per le sue coronarie – l’mms non arriva e devo ritrattare con una serie di sms. Dopo un paio di indizi mi scrive un “SEI A LOURDES?” in capitals letters che testimonia tutto il suo stupore! E dopo la mia conferma mi scrive un “sono sorpresa a mille” che non appartiene al suo vocabolario usuale. Bene, dopo aver guadagnato sti mille punti, vado a cena. E , inconsapevolmente, manco un’altro spettacolo che invece mi impressionerà la sera dopo: la Via Crucis. Ma per quella farò un altro post

continua

Francia 2008: Ile de Re’

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la Rochelle

anzi sarebbe più preciso scrivere Ile de Re’, perché alla fine da la Rochelle sono solo transitato.. ( ci volevo andare anche per vedere Yoshua, la barca di Moitessier, mitico velista francese.. sarà per la prossima volta ndr) Quindi, dopo aver rifatto un controllo dell’olio alla moto, e aver visto che dovevo fare un’aggiuntina, sono uscito da Saint Malò e appena ho visto l’insegna di un’officina mi sono fermato. ho comprato un litro di 10W40 ( che non è un nome in codice ma la caratteristica dell’olio ndr) e ho fatto il rabbocco. Ormai sono più di 2000 i chilometri e qualche volta ho tirato un poco il collo alla mia moto e penso dipenda da quello. Messomi il cuore in pace dopo aver visto il livello dell’olio risalire alla tacca dell’astina, imbocco la N11. Bella statale, 2 corsie per quasi tutto il viaggio di avvicinamento al Midi. Intanto il cielo poco per volta si rischiara.. e addirittura quando arrivo ad un centinaio di chilometri dalla meta esce il sole. E la strada comincia a fare delle belle curve che chiedono solo di essere impostate a una buona velocità: il bello della moto, diciamo. Quando ti viene voglia di dare gas e il motore della moto gira rotondo e gode con te. Mi fermo a mangiare qualcosa in uno di quei ristoranti che la Lonely non segnalerà mai e quando mi fermo a chiedere info ad una signora per la strada da seguire, lei mi dice ci saranno ancora 70 chilometri. E io, dopo qualche giornata passata con il pensiero preoccupante della pioggia, sono contento che ci siano ancora tanti chilometri prima di arrivare. Talmente contento che quando arrivo a la Rochelle, seguo le indicazioni per l’Ile de Re’. Così , a sentimento. Arrivo ad un casello ( casello? ma come, faccio solo statali e mi fanno pagare le tangenziali? invece no, è il pedaggio per il ponte che porta all’isola.. moto 2 euro) e in un attimo, sono in un altro mondo: intanto fa caldo, caldo che mi devo togliere il giubbotto e ancora, dovrei restare in maglietta. Poi ,sono al mare, ma non un mare burrascoso come quello di Saint Malò. Un mare azzurro, sempre oceano, ma.. E forse perché è venerdì ci sono tantissime biciclette che corrono al lato della strada. Dappertutto campings e piccoli borghi, senza mega palazzi. Mi fermo all’ufficio del turismo e mi faccio dare la mappa dell’isola con le indicazioni dei campeggi. Si, stasera tenda, in onore del clima! E poi, me la porto in giro da 10 giorni e sarà meglio trovare un motivo per averla caricata in moto!! Faccio 2 parole con una coppia di camperisti e poi seguo senza motivo una serie di moto che passano sulla strada proprio mentre sto uscendo dal parcheggio. dopo qualche chilometro rischio di essere vittima di una stordita che non si capisce bene dove voleva passare per aggirare l’auto in mezzo alla corsia che stava aspettando di girare a sinistra e che aveva rallentato il traffico. La mando a fare in culo, lei mi guarda da dietro il finestrino – chiuso nonostante il calore – e mi sembra un pesce in una acquario. La faccio passare e rallento, per evitare altri rischi..
Giro ancora un poco senza meta e poi mi infilo in un camping . C’è un poco di casino alla reception ma, dopo che una signorina mi racconta delle delizie del posto ( piscina, palestra, ristorante, pizzeria, bar ecc ecc) sto per convincermi. Poi mi arriva una famigliola con bimba piccola che non riesce a fare a meno di piangere disperata – come le stessero strappando un rene a mani nude. Un segno? Non so, comunque chiedo alla signorina di poter fare un giro nel camping prima di prendere un posto e appena uscito incrocio orde di ragazzini che arrivano da tutte le parti. Decido seduta stante che non posso stare in un posto così, e, nonostante le delizie prospettate, risalgo in moto e via…
Trovo un altro camping, bello anche quello, con meno creature inviperite in giro e tolgo la tenda dal portabagagli da dove ha seguito il mio Tour de France personale, finora. Anche la tenda, come il proprietario, ha qualche anno e non la montavo da parecchio. Non devo andare on line e cercare un forum ma quasi. Alla fine, la monto. Intorno a me megacampers con propaggini che fanno da sala da pranzo e dove, la notte, il bagliore dei televisori giustifica le mini parabole che spuntano dai tetti delle roulottes. Il concetto di camping è un poco cambiato da qualche anno fa! Dopo aver liberato la moto – e riempito la tenda – vado in fondo alla strada e trovo un supermercatino dove compro frutta e carta – bisogna che le scriva tutte queste sensazioni che provo in viaggio o rischio di non ricordarmene. Vicino alla mia tenda una coppia di francesi in pensione sta pulendo lo scafo della barchetta che , nel dubbio, hanno fatto traslocare con loro – insieme a mezza casa, mi sa. Non faccio parte della tribù, ancora, e mi salutano a denti stretti. Probabilmente c’è un gruppo di persone che frequentano questo posto da tanto e magari si ritrovano anno dopo anno perché vedo che è tutto un viavai e una salutarsi tra i campeggiatori. E io sono l’outsider! Dopo aver fatto un giro in spiaggia, larga pochi metri a quell’ora, e fatto una bella doccia, mi vesto leggero e vado alla ricerca di un posto dove mangiare. E scopro di essermi fermato vicino ad un bellissimo paesino di nome Ars. Intanto le macchine che erano sulla statale devono aver trovato la loro sistemazione perché ora sono molto meno frequenti e sono ancora aumentate le biciclette. Vedo un parcheggio all’entrata del paese e fermo la moto lì. Poi tra il silenzio interrotto solo dal rumore degli insetti, attraverso le stradine ferme nel tempo del paesino. Piante in fiore spuntano un poco dappertutto e si “sente” che qui il ritmo della vita è lento. Faccio qualche foto ad un bel tramonto rosso ( vedi blog) e arrivo alla cattedrale – con una guglia bianca che diventa di colore nero quasi a metà. Bella. Da fuori. Ho fatto il pieno di chiese e non entro. Arrivo in piazza dove due locali si dividono i turisti. E ancora presto per mangiare per me, e i tavoli sono tutti pieni, quindi continuo la passeggiata senza indicazioni e arrivo al porto. Anche qui qualche locale con i tavoli sul marciapiede e gli ombrelloni bianchi. Poche auto in giro. Ma guarda che culo che ho avuto a trovare sto posto!! Mezz‘ora dopo torno in piazza e trovo un tavolo libero dove faccio cena. I camerieri sono contenti del lavoro che fanno e ascolto un poco di straforo le chiacchiere che scambiano con altri ragazzi seduti al banco bevendo birra. Uno dei camerieri si lamenta che ha fatto troppe conquiste femminili e che è contento che sia finita la stagione, irritando – giustamente ndr – gli altri ragazzi che cominciano a sfotterlo. Prima della fine della cena devo convenire che effettivamente questo “giovinastro” biondiccio ( lo dico con invidia ndr), effettivamente dicevo, piace alle femmine perché da una tavolata dove stavano sedute tre signorine molto carine – e per il piacere di tutti pochissimo vestite ndr – viene via con un numero di telefono e saluti che promettono futuri rosei per il proseguo della serata. Maledetto! Io mi accontento di mangiare ostriche e una cosa strana che sembra una shepherd’s pie ma fatta col pesce. Intanto i clienti diminuiscono e quando ordino un cognac ( dovremmo essere nella zona e quindi mi sembra giusto..) la piazza ha l’aspetto che dovrebbe avere nel periodo dove non ci sono turisti ( se ce n’è uno.. ndr). Dopo aver fatto due chiacchiere con chi mi porta il conto, rifaccio il cammino all’inverso e torno alla moto. La maglietta che indosso non ferma per niente l’arietta fresca che intanto arriva dal mare ma il tragitto è breve. All’entrata del campeggio infilo la stradina destinata alle bici per entrare perché una sbarra blocca il passaggio della auto. In giro non c’è nessuno e cerco di fare il meno rumore possibile per non disturbare troppo. Il cielo è uno spettacolo di stelle. Parcheggio e scopro che l’entrata della tenda è veramente bassa.. dentro è tutto sparso a casaccio e ci metto qualche minuto a trovare la pila per guardarmi intorno. Il sacco a pelo mi aspetta.. insieme con una zanzara che mi fa tribolare prima di passare a miglior vita. Leggo qualche pagina di Pirsig alla luce della pila, con il mare che rumoreggia pochi metri. Si sta bene anche in tenda. Si sta “diversi” che tra 4 mura. Certo, quando devo mettere la pila in bocca per andare a lavarmi i denti ( mani occupate per portare lo spazzolino, il dentifricio e l’asciugamano ndr) sono un poco meno felice ma.. La mattina dopo faccio colazione con le banane comprate la sera prima e sono in spiaggia presto. A quell’ora il mare è lontanissimo e le acque hanno lasciato il posto a rocce e alghe. In giro c’è poca gente e mi stendo un poco per asciugare l’umidità che ho nelle ossa dopo 2 settimane di Nord. Intanto non posso fare a meno di notare che qui le spiagge sono libere: cioè nessuno le ha cintate e ha messo giù ombrelloni e sdraio come invece succede ormai ovunque in Italia. Non devo pagare per ravvicinarmi al mare e non ci sono venditori ambulanti che fanno avanti e indietro sulla battigia come sulla costa adriatica.. che pena il belpaese!! Dopo poco il sole comincia scaldare decisamente e scappo in un ristorantino vicino alla spiaggia, all’ombra. Nel pomeriggio rischio un bagno ma l’acqua è gelida. Poi faccio un giro dell’isola in moto. Arrivo in un paese che mi sembra il più grosso dell’isola. Qui il porto è più grande e i locali sono parecchi. Anche la gente e le auto. Girovago, faccio foto, ceno in un posto dove una cameriera magrebina mi coccola tutta la sera e poi torno alla tenda. Mi hanno detto ieri sera che ci sarà uno spettacolo ad Ars e voglio vederlo. Trovo un palco in piazza, quando arrivo, e un gruppo che suona musiche etniche. Scopro poi che sono gli stessi cittadini del paese che fanno musica. Simpatico.Stanotte il cielo è più coperto di nuvole di ieri e infatti nella notte piove, senza conseguenze per me e per la moto ( a parte una leggera lavata dai moscerini che si sono schiantati. loro malgrado, sulla carena e il faro.) Domani si parte e dormo un poco fastidiato dal troppo, anche se ho fatto attenzione, sole preso oggi in spiaggia. il vento fresco del mare mi ha fregato sull’intensità dei raggi.. non imparo mai!!

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Francia 2008: Saint Malò 2

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Saint Malò II

girovago ancora un poco ad Intramuro e tra l’altro vedo lo spettacolo di un artista di strada che riesce a suonare brani di musica utilizzando delle campanelle colorate. bravo. non sono il solo a pensarlo perché il suo show è visto da parecchia gente.. dopo di cui un ragazzo americano ( penso ndr) attacca a suonare musica country con la chitarra.
E’ anche abbastanza bravo ma ho voglia di girare ancora un poco prima che la notte porti via tutti e faccia chiudere i locali. Alla fine mi fermo in una piola francese, faccio due parole e poi torno verso casa. Ora sono proprio stanco e quando vedo un bus fermo alla rotonda appena fuori le mura spero vada verso il mio albergo.
Effettivamente esiste un servizio di bus notturno (almeno fino alle 01.00 ndr), compro un biglietto a bordo ( cosa ormai impossibile da fare a Torino dove la Gtt pretende che gli utenti siano sempre muniti di biglietto anche quando le rivendite sono chiuse da ore, mah..) e mi siedo alla fermata aspettando la partenza del bus. Dopo pochi attimi arrivano 3 italiani, più precisamente romani dall’accento, che, sembrano non concepire come mai in Francia non parlino tutti l’italiano. Non mi piacciono e li lascio perdere. Poi arriva un tipo un poco alticcio che attacca bottone con una signorina, anche lei in attesa di un bus. Alla fine il bus parte e i 3 romani restano lì, probabilmente ad aspettare un bus solo per loro con autista madre lingua italiano e che li scarichi davanti alla porta del loro albergo.. Hasta la vista, babies. Arrivo in camera e sono subito tra le lenzuola, altra giornata maiuscola. La mattina varco la soglia della sala da pranzo, già so’ per l’ultima volta, per fare colazione. Il destino vuole che l’entrata in sala avvenga in concomitanza con l’arrivo di una delle cameriere e quando Io le apro la porta per entrare e Lei mi redarguisce con un “avrei dovuto aprirti io la porta”, capisco che tutto il personale del posto prima di essere assunto, passa sotto un neuronal-flambè treatment..
Dopo colazione esco di corsa, torno in città e prendo una camera in un posto per normodotati. Poi risalgo sul bus e nel frattempo riesco addirittura a dare delle info ad una vecchietta che aspetta alla stessa fermata. In albergo ributto tutto in borsa e cambio aria. Nel pomeriggio passeggiatona sulla spiaggia, dove teen-agers temerari si buttano in acqua, visito il Fort National – e scopro che da questa città provenivano i corsari più temuti dagli inglesi – faccio il cammino sopra le mura che circondano la città vecchia, e scopro che esiste una piscina con acqua di mare che diventa piscina quando la marea è bassa e diventa mare quando la marea è alta – strano vedere il trampolino che spunta dall’acqua senza il riferimento della vasca. Ritorno tra le stradine del centro storico, ingurgito un bombolone alla Nutella spesso come un chilo di sabbia, e il pomeriggio è andato. Prima di tornare in albergo faccio tappa in un internet point, dove vedo che il mondo si è dimenticato di me per queste 2 settimane. Poco male. Intanto, nella postazione dietro alla mia, uno dei tipi che lavora qui dentro, da una lezione di informatica ad un anziano e fa un poco lo “sborone”. Comunque ho voglia di farlo scendere dal piedistallo e, dopo aver pagato, lo porto alla mia postazione e gli faccio vedere qualche trucco da usare su Firefox che il fregnone non si aspettava da un matusa come me. Lo lascio un poco stupito e, ripristinato l’ordine delle cose, prima di cena, mi offro un Pastis. Scelgo un locale sul lungo mare dove due clienti – che hanno pochi anni più di me – “intortano” la barista asiatica a tutto spiano e mi fanno sorridere per il, prevedibile dalle parole di lei, insuccesso. Passo ancora un attimo in albergo e scopro che i programmi trasmessi in quell’orario sono gli stessi che nel belpese ( addirittura c’è la Siversted che fa la valletta alla versione locale de la Ruota della Fortuna anche qui.. e fa la stessa parte da gnoccona sexy, in un bel francese.. ) A cena, per non rischiare di vedermi spuntare il guscio nero, non mangio cozze, piatto locale per eccellenza, insieme alle ostriche. Mi godo poi una performance di 4 artisti di strada che fanno gruppo, forse per attirare più gente. Alcuni lavorando meglio – altri peggio – prima della fine dello show riempiono il cappello di offerte. E fanno comunque la gioia dei bimbi presenti tra il pubblico. Rientro e faccio in tempo a vedere qualche fotogramma di un noiosissimo serial TV su chirurghi plastici made in Usa e poi crollo. Domani è ora di levare le tende, anche perché le previsioni meteo continuano a promettere pioggia. Prima di partire una nuova receptionist mi chiede dove sono diretto e io le dico la Rochelle. Lei mi consiglia di passare qualche giorno al’Ile de Rè, proprio davanti a la Rochelle. “C’est fantastique” mi dice sorridendo. E il nome mi resta incastrato nella Ram..

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Francia 2008: Saint Malò

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Saint Malò..

arrivo sotto un cielo cupo .. come d’abitudine ormai cerco subito l’insegna rossa o le indicazioni per un posto dove passare la notte, prima di tutto. appena entrato a Saint Malò dalla statale N137, fermo la moto vicino ad un tizio che sta passando. gli chiedo dove posso trovare un albergo e lui lavora proprio nel settore!! mi manda verso il lungo mare e mi dice che molto probabilmente troverò tutto occupato. Io lo guardo un poco incredulo perché mi sembra di non aver info di una “Saint Malò-centro del mondo”. Invece aveva ragione lui. Vuoi perché Saint Malò è una bella città, vuoi per via del porto, vuoi che gli inglesi fanno il bagno anche a 15 gradi C, faccio fatica a trovare una camera. Alla fine una receptionist mi consiglia un posto poco distante, sempre sul lungo mare ma qualche chilometro più in là. Claudreville o qualcosa così. e ci vado, già stanco e un poco ansioso di mollare la moto, farmi una doccia e catapultarmi nella vita locale. Dall’entrata dell’albergo che mi era stato consigliato scopro che è uno di quelli dove tutti i dipendenti ti salutano sorridendo – come ti conoscessero da sempre – quando passi, e ti aprono la porta, e ti versano il vino, e fanno i simpatici.. la stanza ha addirittura i letti che si controllano elettricamente – sintomo di una clientela ultracentenaria, roba quasi anti-decubito. insomma un posto che non mi risulta tanto. Ma tant‘è – farò una tacca nel mio budget oltretutto – ma non ho molta scelta. Visto che sono diventato “benestante” tuttoduntratto, dopo la doccia scendo anche a fare una nuotata in piscina ( coperta, acqua calda, musichetta in sottofondo, tetto trasparente ecc ecc). La palla più grande è la cena quando, appena entro in sala, il maitre mi fa uno sguardo tipo “e quello chi è?” ( vero che non ho lesinato con il look-barbone: maglione stracciato dappertutto, idem i jeans, e scarpe tecniche ma con 100000 chilometri all’attivo, il tutto stropicciato come solo un viaggio di quasi 2000 km, appallottolati in borsa, può fare ndr). oltretutto sono solo – forse è la pecca più grande – e mi fa accomodare ad
un tavolo posto in mezzo a quello di 2 ammuffiti che passeranno la cena senza dirsi una sola parola e una famiglia di inglesi ammosciati nel bulbo, a vista. i figli li avevo già incontrati in piscina: youngsters.. Nell’attesa di ordinare la cena, analizzo il posto: tutto l’insieme dell’arredamento non è un granché ma si vede che hanno fatto degli sforzi per “dare un tono” al locale. Sempre mister simpatia-maitre mi prende l’ordine e mi consiglia una bottiglia di vino che è come lui, moscio, e che scoprirò essere pure cara, il giorno dopo, firmando il conto. per fortuna ad un certo punto sciamano in sala un gruppone di stagisti in albergo per il week-end per un corso di marketing on line e il vecchiume taglia la corda presto. io mangio il mio pesciolino alla crema e approfitto del carrello dei formaggi, e dopo il dolce ed aver evaporato il mezzo litro di vino, torno in camera. però non ho ancora voglia di andare a dormire e non ho nessuna voglia di guardare la tele. Pirsig lo lascio per un altra sera. Riesco, mi danno il numero per il display del gate se rientrassi tardi e mi incammino verso Intramuro, che sarebbe la parte vecchia della città, dove spero di incontrare tracce di esistenze meno rarefatte.. insomma un poco di vita. La distanza che avevo coperto nel pomeriggio in moto ora diventa abbastanza impegnativa a piedi ma voglio vedere com’è la città vecchia e piano piano mi faccio i 2 chilometri di passeggiata in compagnia dei gabbiani, del vento carico di umidità della Manica, delle onde e di qualche occasionale turista. arrivo alla rotonda che divide la strada con da una parte il porto e il Casinò e dall’altra le mura della città vecchia e la porta d’entrata. Appena passo la soglia del muro di cinta – spesso qualche metro – della porta, scopro che la gente è tutta lì! ci sono mille ristoranti con i tavolini all’aperto ( ma chiusi da tettoie, qui il vento e la pioggia mi sa che non sono una novità ndr), piccoli stand di artisti che fanno ritratti e/o vendono souvenirs fatti da loro, artisti d istrada che fanno il loro show. Vedo il ristorante Chateaubriand – che subito mi fa pensare alla ricetta e poi, ma solo il giorno dopo, scoprirò essere intitolata allo scrittore più importante di Saint Malò. E a fianco c’è l’Univers, altro albergo che ancora oggi non riesco a ricordare come mai, ma so essere famoso per qualche motivo.

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Francia 2008: Mont Saint Michel

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Mont Saint Michel

erano anni, anzi aaaanni, che volevo andare a vedere ’sto famoso Mont Saint Michel.. mi aveva sempre affascinato l’idea di questa isola attaccata alla terraferma attraverso una striscia di terra che ad un determinato orario – deciso dalla luna ( le maree sono condizionate dalla luna ndr) – veniva coperta dalla marea e che la rirendeva isola per qualche ora.
Mi immaginavo queste acque che poco alla volta ricoprivano l’asfalto della strada e il mare che si rimpossessava del territorio. mi affascinava l’idea. Ebbene, immaginate la mia attesa quando, dopo aver dormito nella chambre d’hote alle patatine di cui vi scrivevo nell’ultimo post, ho ripreso la strada e, qualche decina di chilometri dopo ho visto comparire la sagoma all’orizzonte delle guglie di Mont Saint-Michel.
Devo aver inconsapevolmente sorriso sotto il casco..
Faceva freschino e ho ringraziato il giubbotto che mi ero messo che fermava l’aria.
Prima di partire stamattina, ( colazione discreta _ ma com’è che i croissant francesi sono insipidi? ndr ) ho chiesto info sugli orari delle maree per accedere al monte, ma la signora mi ha detto di non saperne nulla.
Mi ha un poco stupito la risposta..
Intanto avvicinandomi si intensificava il traffico di bus turistici.. e gli stop improvvisi degli automobilisti che avevano visto il monte e si fermavano al lato della strada per immortalare la scena.
pericolosissimi.
Devo di trovare un posto dove dormire prima di andare sull’isola.
Vista la ressa immagino che non sarà facile.
Infatti dopo aver visto una camera con vista su cantiere, e un’altra stanza che aveva un odore di stallaggio – e la tipa del secondo albergo mi aveva anche proposto, in alternativa alla prima, una sistemazione con doccia all’aperto e bagno in cortile per 40 euro, e avevo trattenuto il mio desiderio di chiederle se per quella cifra non voleva anche che le facessi i lavori in cucina ndr – mi ritorna in mente il consiglio che mi aveva dato un garagista da cui avevo fatto benza per strada e ritorno indietro di qualche chilometro per trovare un posto meno affollato.
Scarico i bagagli e punto verso il mare. arrivo in prossimità e sotto il castello comincia piano piano a materializzarsi anche un mega parcheggio..
Come faranno con i pullman quando la marea sale, mi chiedo..
Comunque pago il mio bel pedaggio al parking, e, tra centinaia di altri visitatori, arrivo alla porta d’entrata..
Ahhh… la salita per accedere al museo interno è più trafficata della tangenziale alle 18!!!
E siamo alla fine di agosto.
Ai lati della salita si susseguono a perdita d’occhio solo negozi che vendono souvenirs e fanno le crepes.
Tutto il fascino misterioso del posto che mi ero immaginato è scomparso, evaporato nell’aria.
Mi faccio strada tra bimbi che duellano con spade di plastica – tutti con crepes alla Nutella nella mano libera ndr – e genitori che non vedono l’ora di tornare a casa, e arrivo alla coda che mi porterà all’entrata del museo. Su una rampa di scale ripide passano quasi 30 minuti prima che io possa entrare in possesso del biglietto.
Dentro bello, sempre lo stile gotico che comincio un poco a conoscere, vetrate, chiaroscuri millenari, e click di macchine fotografiche a profusione.
Tra l’altro, a testimonianza di manifestazioni religiose europee che sono tra le foto in bella mostra sui muri del museo, c’è una gigantografia di Monte Gargano, Italia con una fanfara e i carabinieri in alta uniforme.. (vedi foto)
Il panorama di spiagge lunghe e semi sommerse, una volta arrivati in cima, è notevole ma rovinata dal parcheggio.
Capto dalle spiegazioni di una guida che mi passa a fianco la stroncatura finale del mito Mont Saint Michel: sembra che con la costruzione del parcheggio, la marea rimanga sotto il livello della strada!
Ma come?
Per fare posto alle orde turistiche hanno vanificato la marea?
E il mio sogno?
E’ suonata la sveglia e non me n’ero neanche accorto!
Giro ancora un poco, poi recupero il mio mezzo e vado a cena.. un poco meno sognatore.
Per cena piatto locale: cozze al curry! tra l’altro buone.
Pirsig stasera mi parla del concetto di tecnica: vista come nemico o come amico. e poi visto come concetto a se stante o come parte di un progetto più grande.
Ci dormirò su.

pensavo di stare 2 giorni ma possono andare a scopare il mare e domani me ne vado a Saint
Malò.

continua

Francia 2008: Bayeaux

Archiviato in: tour 2008 — bloglq @ 9:49 am
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stamattina dopo un controllo all’olio della moto ed essermi sincerato che dopo quasi 1000 km tutto è ok, infilo il casco e schiaccio start.. il motore gira bene, oltretutto il parcheggio dove è rimasta era coperto quindi non ha neanche patito il freddo. Stamattina ho rivisto i 2 italiani che hanno mangiato anche grazie a me ieri sera e li ho consigliati di assistere ai giochi di luce. Prima di lasciarli volevo dare loro il mio indirizzo mail per rimanere in contatto ma il gap generazional-informatico era troppo grande e ho lasciato al destino il nostro prossimo incontro. Statale 306 per Bayeux. Avevo sentito parlare di questo paese per la prima volta in una trasmissione di Piero Angela – o del figlio – e mi ricordo che mi avevano colpito le immagini dell’arazzo più lungo del mondo su di cui sono narrate le storie dell’invasione normanna dell’Inghilterra. Non che ci sia andato proprio per vedere quello ma era un passaggio obbligato per raggiungere la Normandia e le spiagge dello sbarco. Arrivato in paese la prima cosa che mi colpisce è il numero di turisti anglofoni ( li vedi dall’abbigliamento e dalla faccia ndr). Poi un locale che si chiama “al piccolo normanno” che ha scritto sulla vetrina “welcome to our liberators” ( benvenuti ai nostri liberatori) – che fa un poco paraculo ma… Parcheggio davanti alla Posta e lascio i bagagli su perché prevedo passaggio breve. Visita obbligatoria alla cattedrale: bella, ma dopo aver visto Chartres, tutto è relativo. Poi vado nell’isola pedonale ed entro nel museo dell’arazzo.


been there, done that, and I have a ticket to prove it!! ;D

Niente foto all’interno e 7,70 euro d’entrata. Va . Nel museo ci sono anche delle proiezioni che vedo senza troppo interesse, a dire il vero.. Esco. Caffettino in un posto vicino alla moto. Qui di turisti ne devono passare troppi oppure il cameriere ha qualche grana grossa a casa perché mi sembra molto stressato ed è proprio antipatico. Non me ne può fregare di meno. Mentre sto per lasciare Bayeux chiedo ad una passante la strada per Omaha beach e lei mi dice che devo prendere il Bypass e poi la rotonda.. parliamo in francese ma lei dice Bypass in inglese. strano, penso. Oltretutto tangenziale in inglese non si dice così… scopro poco dopo, o dopo, mentre entro al museo del D Day ( Musee Memorial de la Bataille de Normandie – 6,50 euro) sempre a Bayeaux ma non in centro, che il Bypass è stato costruito dagli alleati quando hanno fatto lo sbarco per far passare i mezzi fuori dal centro abitato che ha strade troppo strette per fare passare i tanks e il suo nome è rimasto quello. Il museo del D Day ha nel parcheggio carri armati e pezzi d’artiglieria della seconda guerra mondiale. Dentro ricostruzioni dello sbarco multimediali con molti pezzi dell’epoca.. il sacrificio di tutti quegli uomini sembra ancora nell’aria. Il museo non è molto visitato oggi e ho modo di incrociare inglesi anziani che forse erano sul posto all’epoca, vari americani e anche un tedesco. Lo rincontro nel parcheggio: ha una moto anche lui e sta facendo il giro dei cimiteri di guerra. Considerando il punto di vista sul quale sono organizzati tutti questi cimiteri e musei ( quello degli alleati ndr) non deve essere sempre facile trovarsi lì per lui..
Devo aprire un altro inciso ora – per chi non mi conoscesse personalmente, mi sembra giusto precisare subito che in gioventù ho fatto parte della missione di Pace in Libano con il Contingente italiano a Beirut. Niente di paragonabile ad un conflitto mondiale ma certi valori penso che mi accomunino a chi ha combattuto qui. Capisco che potrei risultare un poco stucchevole in certe descrizioni, a qualcuno. Siete stati informati.
Chiuso inciso.
Dopo 2 ore sono di nuovo in sella e punto verso il cimitero americano. Dopo una serie di rotonde – che in Francia sono numerosissime e raggiungono il massimo nella città di Tarbes dove tra raccordi e rotonde penso abbiano il record mondiale ndr – arrivo al portone del Normandy american cemetery and memorial. Un cartello mi informa di lasciare la zona prima delle 17.00 (Alpha time ndr). Entro in un mega parcheggio e si sente solo il rumore che arriva dal mare, dopo aver spento il motore, anche se qui c’è molta più gente che a Bayeux e al suo cimitero di guerra. Mollo la moto e dopo aver percorso qualche centinaio di metri a piedi in mezzo alla pineta, arrivo alla spianata dove sono seppelliti più di 10.000 uomini che sono morti nello sbarco delle forze alleate. File interminabili di lapidi bianche con sopra i nomi dei caduti, prato verde dappertutto, inviti al rispetto e al silenzio, un mausoleo, un anfiteatro dove su di un muro semicircolare sono incisi i nomi dei caduti, spiegazioni dello sbarco su mappe in pietra. Il cielo è coperto, da un lato la spiaggia dove 50 anni fa avveniva questa carneficina. dall’altro il susseguirsi infinito di lapidi lascia senza parole. almeno me. Pensare a tutta questa gente venuta da lontano e massacrata su questa spiaggia o su queste strade, qui uniti nello sforzo di combattere un pericolo che minacciava l’umanità, mi fa ricredere sugli esseri umani e mi fa imbarazzare per quanto poco siamo riusciti a fare dopo. Entro nel museo sotterraneo del cimitero con un po’ di groppo in gola. Prima di scendere al museo lascio il mio nome nel registro dei visitatori e come commento metto No more ( che probabilmente mi toglierà ogni possibilità di vincere la lotteria per la Green Card ma..) Qui altre presentazioni multimediali. Passo in un tunnel dove una voce legge i nomi dei caduti e arrivo a un costruzione dove tra pareti di metallo, su un letto di ciottoli bianchi è piantato un Garant con la baionetta ed è stato appeso un elmetto. Un emblema del sacrificio consumato su queste spiagge. In questo angolo regna il silenzio. Esco e guardando ancora una volta il mare, rivolgo un pensiero alle giovani vite stroncate proprio su questo pezzo di terra e me ne vado mesto. Sulla strada che costeggia il mare e le spiagge dello sbarco ci sono innumerevoli altri musei più piccoli e altri cimiteri di guerra ( canadesi inglesi e tedeschi). Ogni posto vuole il suo ricordo e così trovo anche una serie di pontoni mobili modulari – che assemblati formavano pontili mobili e attraversamenti di canali e fiumi distrutti nel conflitto – che fanno bella mostra di loro al lato della statale andando verso Utah beach ( vedi foto). La costa è disseminata di piccoli cottages e c’è una atmosfera molto tranquilla. Niente abusi edilizi o eco-mostri. Qui l’assessore all’urbanistica fa il suo dovere. Dopo una giornata estenuante trovo posto vicino a Mont Saint MIchel, in un chambre d’hote che sembra carino ma che ha la finestra proprio sopra la cucina del ristorante e che mi fa sentire odore di patatine fritte fino a sera…
mah..

cena a base di cozze.. buone ma prima di poco ne avrò fin sopra gli occhi…

continua

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