lifeonthedge

29 Marzo , 2007

koh pitcha – notizie dall’interno II

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 7:49 am

allora.. di signorine dolci la sera e feroci la mattina:

anche qui la sera si vedono faccini paffuti e occhi felici di occidentali che portano a cena sognorine thai conosciute durante il giorno in spiaggia o in qualche bar, tutte acchittate nei loro abiti fascianti e i tacchi alti nonostante la sabbia della spiaggia 

vanno al ristorante, lei, sorridente e carina, ordina al posto loro – i piu’ tristi sono quelli che anche qui ordinano hamburger with chips o peggio wurstel con senape o wienerschitzel – poi salgono in moto e si perdono in qualche locale sulla costa.

a volte problematici  rapporti tra coppie che non dividono un idioma comune - e sono tante.

passano un’oretta al ristorante senza comunicare, al massimo accenni di discorsi a gesti, ma tant’e’.

cosa si dicono dopo, prima di andare a nanna, e’ immaginabile..

cmq la sera , miele e ambrosia.

la mattina, cambia la musica.

ho visto coppiette che si tenevano per mano la sera prima, teneri teneri, semi innamorati, mutare i loro sguardi in cattivi, duri, il tono della voce improvvisamente tagliente, quando , il giorno dopo davanti all’ATM ( Automatic Teller Machine, per gli italioti il Bancomat..) si trattava di finalizzare il rapporto economico alla base del sentimento del giorno prima.

Ho visto stranieri portati quasi di peso a ritirare i soldi.

Farang scendere dal motorino, reduci da una serata magari anche troppo alcolica o  inebriati dall’Amore (??), camminare come inebetiti avanti indietro per il paese, improvvisamente   richiamati all’ordine con un suono gutturale all’appropinquarsi della fatidica fonte del desiderio, appunto l’ATM

Love cannot eat.

questo il vecchio adagio in voga tra le lavoratrici dall’amore.

 crudo e realistico.

da non pronunciare mentre si sta tessendo la tela per intrappolare il fornitore di bath per la notte a venire..

nonostante il brusco risveglio di fronte al Bancomat, il bisogno di anche solo una parvenza di affetto, lega queste coppie a volte per tutto il periodo della vacanza..

vite di occidentali che preferiscono considerare  il prezzo da pagare per la compagnia di una donna come un passaggio obbligato ( come del resto e’.. no money no honey recita un altro adagio)..

occidentali  probabilmente con alle spalle vite di solitudine – non una solitudine ben vissuta, figlia del concetto che siamo comunque soli, nasciamo soli e muoriamo soli, gli altri sono importanti, vanno rispettati,  ma ognuno deve vivere la sua vita - una solitudine subita, oppressiva, come una cappa che oscura la bellezza della vita.

una cappa spazzata via da quello che sono poi, in fondo,  poche decine di euro.

un rapporto condizionato dal “love cannot eat” ma per molti, sempre meglio che dormire soli, che mangiare al ristorante e non sapere dove guardare, come far passare il tempo tra l’ordinazione e l’arrivo del cibo..

sempre meglio che svegliarsi la mattina con la testa che gira per le troppe birre, allungare un braccio e sentire il letto vuoto..

anche se , trovando qualcuno nel letto a fianco a te, sai che tra poco ti trascinera’ davanti al Bancomat..

e poi,  il brusco risveglio non e’ per  tutte le mattine della vacanza..

sicuramente prima della partenza, ti troverai in una gioielleria, a comprare catenine d’oro, braccialetti, che dopo la tua partenza, magari in un momento di bisogno, rifaranno il cammino inverso e verranno riportatati in gioielleria e tramutai in bath, da spedire alla famiglia lontana, ad un figlio che hanno lasciato dalla madre o dalla nonna, o, peggio, da giocare d’azzardo o passare ad un fidanzato pappone..

senza sensi di colpa pero’, naturalmente…

sara’ comunque  qualcosa da riportare a casa nella memoria, che imbellisce tutto dopo poco tempo, e che fara’ venire voglia di tornare qui alla prossima occasione..al piu’ presto a volte..

e’ un mondo grande..

28 Marzo , 2007

koh pitcha, personaggi e aneddoti

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 3:49 pm

bene.. pensavo di farvi una carrellata degli ultimi personaggi che hanno caratterizzato la vita sull’isola e delle cose che mi sono successe ultimamente..

intanto, voglio fare un appello al ministero dell’Istruzione Tailandese.

insistiamo sulla matematica nelle scuole elmentari.

oggi ho avuto la controprovissima ( sono diversi mesi che mi aggiro in zona e ho avuto occasione piu’ di una volta di rendermene conto..) che i thai non sanno contare.

nel 99 % delle volte si verifica quel fenomeno che definirei ” ignoranza produttiva”: consiste nel fatto che , quando arriva il momento triste della “dolorosa” – mi pare si chiami cosi’ in qualche paese del sud america – cioe’ quando e’ ora di pagare il conto, la matematica  si piega alle leggi dell’umidita’ e il risultato finale dell’addizione e’ sbagliato.

in favore loro.

oggi pero’ la matematica quantistica da ignoranza produttiva si e’ piegata in un altro senso.

arrivo qui – nell’internet cafe’ da cui vi rompo con i miei racconti – e la consuetudine vuole che ci sia un foglietto di carta su cui si annota l’ora di inizio della connessione.  ore 13.05. navigo, mi intristisco sulla percentuale di notizie interessanti che compaiono quotidianamente sulle varie home page dei giornali italiani, controllo la posta, vedo qualche foto di donne semi nude nella galleria del corriere, ecc. 13.55 sono i numerini che scrivo nella seconda casella del foglietto prestampato da consegnare alla tipa dell’internet cafe’. 13.55 meno 13.05 farebbe 50. magia magia magia.. pago 47 bath. e notare bene che la tipa ha fatto il conto CON LA CALCOLATRICE.

anche il silicio dei chip patisce l’umidita’?

e’ un mondo grande..

e la matematica diventa opinione

ora non posso che il sole e la spiaggia mi chiamano ma piu’ tardi, anzi facciamo domani vi raccontero’ di thai dolci la sera e feroci la mattina dopo, di falang 60enni supergiovani, tatuati  e con le Converse e altro

ciau

27 Marzo , 2007

koh pitcha – notizie dall’interno

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 7:42 am

40 gradi, si muore dal caldo..

le pale del ventilatore girano lente, quasi inutilmente, spostando solo aria calda su altra aria calda..

perfino i geki, le piccole lucertole marroncine che sono onnipresenti da queste parti, si muovono lenti, a fatica…

a proposito: ieri sera ne ho visto uno che, ringalluzzito dai 2 gradi in meno che la notte ci ha regalato, nell’intento di prendere una farfalla notturna  - lo spuntino di mezzanotte… – si e’ buttato al volo dal muro ed e’ poi planato sulla mia zanzariera, portandosi dietro la farfalla, azzannata al volo.. poi solo un “crunck crunck”… evoluzione della specie… geki volanti..

calma piatta anche in giro.. i tailandesi, che pure sono abituati alle temperature come questa, stanno all’ombra – qualsiasi ombra – e rispondono ai saluti con in “ron mak mak”, ”ron mai dai” o “ron tai”( nell’ordine “fa caldissimo”, “fa un caldo impossibile”, “fa un caldo da morire”)

 i piu’ organizzati, figli di un’esperienza antica, hanno dei letti, di legno, senza materassi o altro, piazzati sotto qualche pianta in riva al mare, e se la brasano li’, prendendo la brezza e mangiando green mango col chilli..

l’altro giorno dal mio bungalow il vento mi ha portato una voce, che cantava..

metto fuori la testa e vedo Noi, il padrone del resort dove abito, che seduto sul letto in riva al mare – vestito solo del longi d’ordinanza- solo soletto cantava..

Noi e’ un tipone.. suo figlio ha sposato una turista (ex ormai) della Nuova Zelanda e ora ha 2 nipotini biondi con gli occhi a mandorla che scorazzano tutto il giorno in spiaggia e che parlano una lingua nuova, l’anglo-thai… 

parla solo tailandese e fa dei lunghi discorsi con noi farang anche se sa che non lo capiamo.. ho provato diverse tattiche per cercare di comunicare con lui ma , siccome il piu’ delle volte non capisco niente di quello che mi vuole dire, lo ascolto, annnuisco e ogni tanto rido..sembra bastargli per continuare a parlarmi…

poco dopo, parlando con la moglie del figlio ( quella della Nuova Zelanda..), ho scoperto che Noi canta quando e’ triste… – un poco il concetto di ”canta che ti passa la paura, canta che la vita e’ meno dura” delle liriche di qualche nostra canzone del passato..

li’, seduto sul letto, sotto la pianta, in riva al mare, che canta per scacciare la malinconia, e il vento che porta i suoi suoni in giro per l’isola,un poco per dirlo anche agli altri, che lui e’ triste, un vento che al tempo stesso se la porta via, la sua tristezza..

mah.. divento “tropical/melenso/surreale”..

cmq, i pochi turisti all-inclusive sono nell’internet point alla ricerca dei weather forecast pronti a scappare per un posto dove faccia almeno un poco meno caldo..

noi ( ormai mi sento expat di diritto..) teniamo duro, strisciamo fuori dai bungalow saltando da una palma all’altra, si cerca di spostare meno aria possibile, inutilmente..  

ieri pomeriggio ho scoperto che i tai di una certa eta’ hanno un rapporto col telefonino particolare.. poco lontano da dove ero seduto c’era una signora di una certa eta’ che faceva dei gesti che non riuscivo a capire.. guardo da vicino e scopro che parlava al cellulare  tenendo il volume altissimo e  usandolo come un walkie-talkie: avvicinava l’apparecchio frontalmente alla bocca per parlare e poi lo spostava all’orecchio per sentire l’interlocutore… come una radio trasmittente..

abbiamo riso parecchio al biliardo, ieri sera, per questo..

ci divertiamo con poco qui.

26 Marzo , 2007

koh pitcha

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 6:27 am

zaino in spalla, saluti a casa,traghetto, nuova ricerca bungalow, nuovi ristorantini..

koh pithca.

mai stato qui.. sempre nel golfo del Siam, poche ora di battello dal koh Samui ma ancora poco frequentata dai turisti all-included ( diciamo che sull’isola non c’e aereoporto e questo fa gia’ la grande differenza..) 

la vita e’ diversa da dove ero prima ma anche qui  c’e'  un hard core late night show che comincia quando i “buoni” vanno a nanna. dalla 2 in poi, fino all’alba, ci sono un paio di posti che offrono l’opportunita’ di vedere un mondo sommerso, a volte pericoloso, che si disintegra alla prima luce dell’alba per ricrearsi dopo qualche ora, a notte fonda

 anche qui scopro esiste una colonia di expat, tra cui, immancabili ,diversi italiani…

c’e’ quello che non torna in Italia che un mese l’anno, dice che faceva il broker ( ma cosa spaccasse di preciso non saprei…)

c’e’ una discreta colonia di personaggi da Bologna e dintorni ( alcuni pensionati, alcuni in fuga da una vita che gli era diventata stretta)

diversi milanesi.. ”- per fortuna qui, rispetto a Samui, ancora nessuna traccia dei milanesi “da bere, che la sera escono con i pantaloni lunghi e la camicia stirata, che vanno al bar e bevono vino bianco all’aperitivo, quelli che si fanno spegnere il ventilatore vicino al biliardo perche’ gli “influenza la traiettoria del tiro” – senza considerare peraltro che i biliardi su cui giochiamo hanno panni gonfiati dall’umidita’ e che le stecche dritte vengono fermate a Bangkok e non hanno mai raggiunto le isole ..

 insomma  l’isola e’ ancora “fighetti-free”

c’e’ quello che era in Indonesia e che si e’ rotto un piede cadendo col motorino e ha pensato di passare la convalescenza dall’operazione al piede che ha subito venendo qui , senza pero’ dimenticarsi di portarsi dietro la fidanzata indonesiana…

e poi c’e’ quello che ha mollato tutto, preso la patente nautica, comprato una barca a vela e fatto rotta verso i mari del sud, senza molta esperienza di mare aperto ma con tanta voglia di lasciarsi alle spalle tutto, di avere le ciabatte ai piedi 365 giorni l’anno, l’unico problema la manutenzione della barca e il doversi spostare ogni 6 mesi ( anche x le barche  il visto turistico scade..)

c’e’ il 65enne che scappa dalla routine e qui , nel suo bungalow in riva al mare, tiene un diario di viaggio e numera le sue “conquiste” – con commento sulle capacita’ amatorie..- e che, dopo qualche mese qui comincia ad annoiarsi e  sta progettando una fuga su qualche isola remota in Malesia ( si, quelle di Salgari e Monpracem..)

c’e’ il tipo  qui ha trovato l’amore e che sono 5 mesi – da diversi anni ndr - che passa le serate a giocare a biliardo e ad aspettare che la signorina finisca di lavorare ( e spera di redimerla..)

ho ritrovato perfino un tedesco che era mio vicino di bungalow a Samui 6 anni fa e che ha deciso di passare gli ultimi giorni della sua vacanza sull’isola dopo un paio di mesi in Chang Mai..

facce conosciute, un poco sciupate dal tempo, dal sole, alcuni dalle birre.. una vita che avevo dimenticato preso dalla quotidianita’ di Torino e dalla vita italiana.. e’ un poco come tornare a casa, un’altra casa, dove tutti sono amici e sconosciuti allo stesso tempo, magari piu’ disposti ad aprirsi con te proprio per questo.

di certo piu’ veri, anche perche’ non hanno nessun motivo di fingere.. la vita che fanno, che facciamo, di giorno e di notte e’ sotto gli occhi di tutti e la si vive senza vergogne o voglia di nascondersi. non una vita per tutti certo. continua a venirmi in mente quella frase di Bertolucci nel film “un te’ nel deserto”: ” la differenza tra un turista e un viaggiatore e’ che il turista comincia sentire nostalgia di casa fin dal primo giorno di viaggio”

qui la nostalgia di casa risulta ”non pervenuta”.

ecco, qui sta la quinta essenza: non e’ che si sia diversi da quelli che rimangono a casa. anche qui ci sono i patiti del pallone per cui la domenica – magari piu’ tardi del solito causa fuso orario – la partita e’ obbligatoria ( pensate che qualche anno fa’, mi dicono, c’era persino un mini totocalcio, con le  quote e le giocate da cercare nei ’pochi locali degli italiani), quelli che parlano solo di soldi, quelli che sanno sempre qualcosa piu’ di te..

pero’ qui, alla fine, la consapevolezza di non avere niente di definitivo che ci aspetta da fare – sapendo che ci incontreremo dopo pranzo sotto una palma in spiaggia a raccontarci come e’ finita la notte -  di non avere responsabilita’ , se non quella di racimolare i soldi per pagare un altro mese di bungalow, rende tutto piu’ smooth

e la consapevolezza che qualcosa si e’ rotto – e non faccio facili accostamenti linguistici.. – e che, ormai volenti o nolenti, indietro non si torna: impossibile una volta a casa entusiasmarsi per l’acquisto di un automobile di lusso, impegnare i soldi in banca ( per farseli rubare legalemente da una finanza che remunera solo se stessa? no grazie), rovinarsi la vita con  un mutuo ventennale ( vedi sopra..) – e poi,  per lasciare cosa e a chi ?? … 

 sembrano solo sforzi inutili, soldi sprecati da impegnare invece molto piu’saggiamente in biglietti aerei e traghetti destinazione Paradiso..

chi fa parte di questa genia di solitari viaggiatori che staziona in tutti i posti come questo, sa che domani e’ veramente un altro giorno, si culla nel lento alternarsi del giorno e la notte, caldo soffocante e pioggia..

vediamo arrivare e venire gente sempre di corsa tra un posto e l’altro – la vacanza come riempitivo tra altre 50 settimane di lavoro ( e passa un altro anno per avvicinarsi alla pensione ), gente con la coscienza apposto, gente convinta di fare il proprio dovere – presenze che  scorrono senza lasciare traccia nella vita di questi gruppi di “scappati da casa” che sono/siamo, tranne forse aneddoti, di cui ridere, la sera la biliardo prima di cominciare di nuovo la ronda notturna..

debosciati siamo ( direbbe mia madre..)

22 Marzo , 2007

Koh Samui

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 8:13 am

ci ho messo 2 giorni per riprendere un poco l’abitudine alla vita dell’isola.

tutto cambia e tutto rimane uguale.. c’e’ una vita di giorno – spiaggia, mare, bbq, bikini, olio di cocco - che ad un certo punto sparisce, inghiottita dalla tenebre – che si porta via anche la maggior parte delle personcine per bene in vacanza qui – e che lascia il posto ad una vita nascosta, che vive di immediatezza, ambiguita’, poco sentimento, molto commercio..

mi sono trovato in mezzo a questo mondo una sera, acompagnatoci da uno degli expat che vive qui buona parte dell’anno e che mi ha fatto vedere i tragitti di “quelli della notte”

molto da vedere, ancora piu’ da fare, un mondo reale per 6 ore.

 la mattina finisce.

e niente rimane lo stesso..

il prossimo ciak ci trovera’ qui..

la scena iniziale e’ sempre quella..

dopo qualche giorno pero’ mi sembra una ripetizione infinita di un film che cambia solo poche scene..

mi sa che mi spingero’ oltre…

nuova isola, nuovo paesaggio, nuove notti..

20 Marzo , 2007

Yangoon ore 08.15 – Koh Samui ore 16.30

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 12:55 pm

ieri sera ho fatto il signore al Trader’s hotel, per festeggiare la conclusione delle sofferenze burmesi. anzi veramente ho cominciato prima a festeggiare: mi sono fatto miscelare uno “Strand sour” al bar  dell’hotel “the Strand” (900 dollari a notte), retaggio di fasti coloniali, tenuto perfettamente ( con delle camere a quei prezzi vorrei anche vedere..) la Lonely Planet narra che qui soggiornino personaggini del calibro di Mick Jagger, Angelina Jolie e altri magnati. posto incantevole davvero. sei a Yangoon, zona porto, marciapiedi sfatti, ristorantini all’aperto non proprio eccezionali, immondizia sparsa a terra in mucchi considerevoli con topo incorporato e poi, appena il bell-boy ti apre la porta, sei teletrasportato su Marte, muri immacolati, soffitti alti, tutto in stile coloniale originale, un tipo che suona lo xilofono, 19 gradi massimo.. poi sei al bar, musica chill out, barista a tua completa disposizione che parla perfettamente inglese, biliardo italiano li”, col suo panno verde immacolato, con intorno dei tavolini alti dove appoggiare il drink, le sedie davanti al bancone foderate tutte uguali in vellutino verde, con le borchie dorate, perfette, tutte alla stessa distanza dal bancone e tra di loro.. il bar con tutti i liquori che vuoi, tutti.. orchidee rosse in fiore  dentro vasetti a collo lungo tiffany, verdi anche loro, sui tavolini.. insomma la classe, quella dei film alla Humprey Bogart in “Casablanca”per capirci. e tutto a 30 cm da Yangoon. cmq dopo l’aperitivo allo Strand, buffet al Traders. arrivo e scopro un nuovo sviluppo del vizio a livelli buffet: il free flawn. cosé’ direte voi? il free flawn e’ che i drink sono compresi nel prezzo del buffet.   mi sa che quando la cameriera me lo spiega mi brillano un poco gli occhi perche’ poi mi spiega pure i giorni che sono destinati al free flawn li’ al Traders.. va bene che il vino era australiano ma.. alla fine, dopo che ho assorbito quasi una bottiglia di cabernet  e mangiato  dal roast beef al gelato alle fragole ( ho pure insegnato al ragazzo della pasta a fare gli spaghetti in modo discreto..), ero veramente senza parole..  mi facevo anche un poco schifo a dire il vero a godermela cosi’ in mezzo a tanta miseria ma.. il dramma di Burma e’ che veramente il governo ( i militari ndr) se ne strasbatte della popolazione. il 90 %  vive nella miseria e gli unici palazzi nuovissimi, acciaio-vetro, portoni blindati, sorveglianza, telecamere, sono quelli dei militari. la gente muore di fame e ci sono gli Yacht club e i golf club.  lo stipendio di un impiegato e’ 30 dollari al mese  e gli stranieri pagano 5 dollari per entrare a vedere i templi piu’ importanti. soldi che si mangiano i militari. i biglietti  dei mezzi pubblici  ai turisti costano il triplo e li paghi in dollari. soldi che si mangiano i militari. meglio non andare del tutto, e quindi non sovvenzionare il governo ( piu’ o meno direttamente), o andare e ognuno col suo piccolo esempio, cercare di dare una speranza ai poveri burmesi?   senza parlare delle pulizie etniche condotte contro le minoranze, sempre dai militari…veramente non saprei cosa dirvi e come fare per aiutare a risolvere i problemi del paese. vi dico solo che perfino  il guerrafondaio di Washington ha decretato l’embargo (ma probabilmente i suoi motivi non sono puramente umanitari, da come conduce la politica estera usa..). io ho parlato con tanta gente, ho cercato di capire, cercato – con quello che potevo – di aiutare chi mi chiedeva aiuto ma del mio passaggio non saprei dirvi chi godra’ di piu’..

stamane  sveglia alle 5, aereo  Bkk. Attraversiamo Yanggon all’alba, cinesi che fanno jogging, nebbiolina che si alza dal lago, scintillio della guglia del tempio che domina la capitale, i primi ristori aperti con i fuochi accesi dentro, sotto le pentole, in mezzo alla strada, silenzio, stormi di passeri che invadono gli alberi, e poi la tristezza dall’aeroporto, della hall anni 40 in disfacimento organico, della pista decrepita..

gia’ all’aeroporto di BKK si respira tutta un’altra aria che a Yangoon. scendo dall’aereo e sto quasi per prendere un mezzo per farmi portare in citta’ e poi  mi dico che non ho piu’voglia di sbattimenti per un poco e .. mi compro un biglietto per Samui, l’isola dove ho passato moltissimi giorni felici. prima di fare il check-in mi fanno accomodare nella lounge.. poltrone soffici, drink a volonta’, dolci di cocco.. insomma sto molto meglio di ieri. il volo e’ un poco burrascoso causa turbolenze ma.. quando l’aereo comincia scendere e sotto di me si vede il mare verde smeraldo di  Samui non posso che dirmi..bella la vita!!

19 Marzo , 2007

Burma – 56 k from Yangoon II

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 6:48 am

no good news.

sabato ho cercato di comprare un biglietto per andare in treno a Mandalay -  nel nord del paese – che sembra essere un bel posto, pieno di templi ecc -Pensavo di fermarmi qualche giorno li’e poi spostarmi in zona dove ci sono  altri posti belli da vedere, ma qui anche fare le cose piu’semplici puo’ essere molto difficile. ho chiesto al desk di un’ agenzia che e’ nel mio hotel e, alle 5 di pomeriggio, i 2 ragazzini che erano in duty mi hanno detto che non potevo comprare il biglietto per il giorno stesso e che la biglietteria della stazione era gia’chiusa. Alla mia domanda se stavano scherzando mi hanno detto di no e riso in faccia. inutile dire che sono uscito dall’hotel e ho preso subito un taxi diretto alla stazione. arrivo in stazione – tra l’altro fatta con 4 tetti a pagoda, bella – e scoppia il panico. al momento sono l’ unico straniero presente, e i pochi probabilmente che sono passati di qui avevano fatto comprare i biglietti da qualche agenzia. vado, anzi vengo portato, ad una biglietteria e qui un ragazzino mi spiega piu’o meno chiaramente l’orario dei treni per Mandalay. gli dico ok, voglio comprare 1 biglietto per domani mattina alle 6 am. esce dalla biglietteria e mi porta in un altro ufficio, dove vendono i biglietti ai turisti. qui mi rifanno la spiegazione dell’orario dei treni e mi dicono i prezzi. quando gli dico che voglio comprarne uno, mi dicono che il treno delle 6 e’ gia’ pieno. e di tornare il giorno dopo per comprare il biglietto del treno che parte alle 12,45 pm. impossibile comprarlo ora. ok. torno il hotel e do’ dei fessi ai ragazzini dell’agenzia, che tutti sappiano che non si prende per il culo un turista impunemente. la mattina dopo torno e … stessa risposta: il treno delle 12.45 e’ pieno. comincio a pensare  che non vogliano vendermelo ( nonostante il prezzo per i turisti sia triplicato rispetto ai locali e da pagare in us dollars..) torno in albergo. esco sconsolato dalla stazione e guardo un treno che parte stracolmo di gente. chiedo ad un passante se il treno che va a Mandalay e’come quello che sta passando e lui mi dice di si. vede la mia faccia un poco insoddisfatta ( il treno era parecchio malconcio oltre a essere strapieno) e lui mi dice “this is Burma, my friend..”. Torno in camera mia ma non sono  non soddisfatto,  allora scedno e mi informo per i biglietti per il bus per Mandalay. stessa scena del giorno prima – anche se ora dietro il desk nella hall ci sono altri personaggi. alla fine una signorina mi fa capire che se voglio comprare un biglietto per il bus devo tornare in stazione e cercare una delle agenzie li’ vicino. oramai in stazione cominciano a conoscermi… trovo un’agenzia e per 18 us dollar compro un biglietto per il bus top della gamma (A/C e addirittura, udite udite, sedili reclinabili..) torno raggiante in albergo sventolando il mio biglietto sotto il muso dei tipi del desk dell’agenzia, e faccio il nababbo lasciando 1 dollaro di mancia alla signorina intraprendente, scontentando tutti gli altri. alle 13 check out.taxi. stazione dei bus. spettacolo dantesco, girone infernale. intanto per entrare col taxi dobbiamo pagare il pedaggio, e non mi era mai successo. poi ci sono centinaia di bus di tutti i tipi e in tutte le condizioni, alcuni smontati e cannibalizzati, che stazionano. troviamo il mio, scendo, scarico il bagaglio. altro controllo biglietti – vogliono addirittura il mio passaporto – l’unico viso pallido in zona sono io. il bus parte alle 4pm e  devo aspettare 25 minuti. sono immediatamente assalito dai venditori ambulanti che vogliono vendermi di tutto: arance, acqua, coca cola, bevande strane con nomi sconosciuti e dai gusti improbabili, tagliaunghie, accendini, gomme da masticare,biscotti,ancora arance, acqua, banane,giornali,magliette e altro ancora. essendo l’unico turista sembro attirarli come il miele.. trovo un posto dove sedermi mentre la processione continua instancabile. alla fine apro il mio zaino e tiro fuori un sacchetto con delle arance che avevo comprato in citta’ e una bottiglia d’acqua e questo un poco li placa. alcuni pero’ si avvicinano e si accontentano di guardarmi, come fossi una statua vivente.. irritante alla lunga. mangio l’arancia, e nasce il problema delle buccie. cerco un cestino. niente.chiedo e mi fanno segno di buttarle a terra.. che scemo che sono .. non ci avevo pensato!! intanto le sedie vicine alla mia si riempiono di altri che aspettano di partire – in prevalenza donne con bambini piccoli che gia’ piangono. i maschi masticano bethel e, non ve lo dico neanche, lo sputano a terra, lasciando tracce rosse del loro passaggio. sigarette di erbe sconosciute e puzzolenti appestano l’aria. arriva il bus. noto subito che, siccome ha l’aria condizionata, i finetrini sono sigillati. intanto la calca aumenta. e fa pure un caldo porco. ad un certo punto mi alzo e vado a vedere come sono i sedili del bus “top della gamma burmese” che mi portera’ a Mandalay. strettini per passarci 12 ore ma insomma… torno al mio posto e un faccia di culo mi ha preso la sedia. i bambini piangono sempre, la processione di venditori e’ ripresa. si deve essere sparsa la voce nella stazione dei bus che un fesso di straniero e’ in zona perche’ mi sembrano ancora piu’ numerosi – e ora che non ho piu’ niente in mano sono di nuovo tutti pronti a vedermi qualcosa. chiedo dove posso lavarmi le mani e mi indicano uno stanzino dove sotto un lavandino da galera nepalese scorre un rigagnolo di acqua che neanche dopo il trattamento di scorie radioattive potrebbe essere piu’ contaminato. non sono niente contento. improvvisamente il bus apre le porte, assalto all’arma bianca per salire. a me viene in mente la stazione dei bus di Medan ( capitale dell’isola di Giakarta, in Indonesia) dove, qualche anno fa’, con Deborah – la mia quasi moglie americana – abbiamo lottato strenuamente per ore con i venditori abusivi per comprare un biglietto per andare a Parapat ( e come risulatao , viaggiare per 8 ore attaccati alla porta del bagno di un VIP bus..). poi penso che il mio posto e’ vicino al bagno anche stavolta, che i finestrini sono sigillati e il fumo delle sigarette restera’ chiuso con noi per 12 ore ( francamente inutile sperare che si astengano dal fumare, e poi penso che sia cmq permesso), che l’immondizia in poche ore fermentera’ per terra sprigionando aromi insalubrissimi, che i bimbi piangeranno come dei pazzi tutta la notte, che il bethel scorrera’ a fiumi, che ho visto un impianto stereo e corro il rischio di sorbirmi musica pazzesca a volumi assurdi tutto il viaggio, che…. che cazzo sto facendo qui?? che me ne frega dei templi di Mandalay, alla fine?? belli sicuramente ma ne ho visto gia’3000 in questi giorni a YAngoon e poi .. sono in vacanza, mica devo per forza tribolare!! quindi mi prendo lo zaino in spalla, faccio segno alle signorine che controllano i biglietti che per questa volta il bus per Mandalay  partira’ senza di me e salto su un altro taxi. destinazione Central Hotel Yangoon. ( ndr il costo del ritorno per lo stesso tragitto costa 2 dollari meno, decurtato probabilmente della percentuale pretesa dai tipi dell’hotel..)

la signorina della reception mi da’ di nuovo la mia chiave – e’ un’altra che mi ha fatto fare il check out  e quindi per lei non me ne sono mai andato – e me ne torno in camera come se niente fosse. il porter mi chiede : “bello il viaggio?” – ignaro che manco dall’hotel solo da 2 ore – lo guardo e gli dico “no, grazie”.

non e’ finita. decido che Burma non e’ il posto dove voglio passare le 4 settimane previste dalla mia data di ritorno e devo quindi cambiare data di rientro sul mio biglietto aereo.

stamattina parto di buonora ( dopo aver incontrato un canadese di cui vi parlero’ in un’altra occasione) e arrivo all’uffico della AirAsia (.com..) – la budget company che mi ha venduto il biglietto per venire qui.

aprono alle 11. spettacolo. ho tempo di cincischiare ancora 1 ora in zona e trovo un internet cafe. entro e scopro che questo da cui vi sto scrivendo – che non e’ lo stesso – e’ un posto di sovversivi. dallo SpiderWeb di stamani non si potevano vedere ne’ il mio blog ne’ netscape, gmail, insomma quasi niente. per evitare il rischio che chiudano quello da cui vi scrivo ora vi dico solo che e’ vicino al Trader Hotel ( centralissimo..)

cmq passa l’ora vado all’office delle AIRASIA (segnatevelo e spargete la voce perche’ sia boicottata assolutamente) e per cambiare la data del rientro sul mio biglietto comprato a Bangkok e pagato 70 dollari andata e ritorno, pago la bellezza di  83 DOLLARI.

alla faccia del customer service.

quando ho il biglietto in mano e mi alzo dalla sedia dell’ufficio, non posso che rispondere “it’s been a pleasure” al “bye bye” della segretaria che mi ha venduto il biglietto .

domani la liberta’.

BKK arrivo.

17 Marzo , 2007

Burma – 56 k da Yangoon

Archiviato in: Blogroll, Diari di viaggio — bloglq @ 4:46 am

sono al terzo interner cafe da ieri.. questo, nonostante la velocita’ di connessione sia lentissima, con un paio di acorgimenti mi permette addirittura di scrivere sul blog.

dovete sapere che usando internet explorer e digitando quasi tutti gli indirizzi piu’usati nel mondo occidentale ( che qui non riportero’per ovvi motivi..) la pagina si blocca e viene fuori un messagio che informa che hai cercato di accedere ad un sito non autorizzato.

poi stamattina arrivo qui e la tipa che gestisce il cafe mi dice che basta usare firefox come browser e si aggira il problema.

cmq la vita qua non e’ proprio ai massimi. mi sembra di essere tornato in India ( e non mi era piaciuta tantissimo l’India)

la citta’ e’ stata costruita con stili architettonici inglesi e girando per il centro sembra di fare un viaggio nel tempo. molte costruzioni sono pero’ state abbandonate al degrado e chiuse. palazzi che erano destinati a universita’ e palazzi del governo ora sono abitati. le cancellate sono costruite - rattoppate - con filo spinatoi e  residuati bellici. camminare sui marciapiedi costringe a continue gimkane tra buchi profondi e cumuli di immondizia.  come molte nazioni ex colonie britanniche la popolazione e’ composta da locali, indiani trasportati qui probabilmente per usarli come forza lavoro e gli immancabili cinesi ( c’e’ persino china town..) tutti vestono il longi (  le donne lo indossano con una piega laterale – alcune , piu’ civette, hanno addirittura un mini spacco laterale -, gli uomini lo annodano sull’addone) e usano le infradito – anche qui, alcune donne accennano un tacco, ma minimo. la sera non c’e’ illuminazione nelle strade. i tassisti, che devi continuamente usare perche’ la citta’ e’ grande e i mezzi pubblici proibiti agli stranieri, viaggiano su auto a pezzi, la notte non usano quasi le luci, fanno dei pezzi lunghissimi in folle per risparmiare il gas del serbatoio e si viaggia quasi a passo d’uomo, aria condizionata no.. mangiare qualcosa e’ parecchio difficile fuori dai ristoranti del centro. io, che voglio sempre fare lo spiritoso, ho provato  a mangiare in un mercatino e il risultato sono stati 2 giorni di dissenteria feroce. quando mi stupivo in tailandia di poter mangiare tutto senza proccupazioni mi riferivo a questi pericoli. sono anche stato dal dottore ( ossia, sono andato in una farmacia e nel retrobottega una signora che si dichiarava dottore mi ha misurato la pressione e il battito cardiaco prima di darmi delle pastiglie che hanno funzionato pero’..) … ( intro – sono appena entrati 2 cazzo di americani nell’internet cafe che pensano di stare a casa loro – anzi probabilmente a casa loro non si comporterebbero cosi, i minchioni..)

cmq oltre alle grane Yangoon offre anche parecchie attrattive:

nel centro della citta’ ho visitato Sule Paya , bello e strano allo stesso tempo,  piazzato cosi’ in mezzo ad una rotatoria e con ai lati dei negozi, si.. avete capito bene, ai lati del tempio hanno ricavato degli spazi e all’interno  ci sono assicuratori, professionisti.. stranissimo

 e attraversando la strada della rotatoria, una moschea.. e a poca distanza un’altra e poi China town con i suoi odori, i peschi secchi, le uova tenute mesi – penso sotto calce – e che dovrebbero essere una prelibatezza ( che non ho provato ndr), le farmacie omoeopatiche dove compri polveri di cosa che non sai cosa siano..

 e poi Shwedagon Pagoda ,tempio fantastico enorme, tutto dorato, perso nel tempo..

e lo Sott market, dove ogni tanto folate di turisti sciamano, pronti a farsi attirare dallo sberluccichio dei manufatti in oro, dalle gemme , dai longi di seta, di cotone, misti seta/cotone ( mi sono fatto una cultura prima di comprarne un paio anche io..)

cmq il pezzo forte rimane Shwedagon Pagoda

sono rimasto praticamente tutto il giorno in giro per il tempio senza mai fermarmi dallo scoprirequalcosa che non avevo visto.. le offerte di sigarette, accese come candele  e lasciate a consumarsi per ingraziarsi questa o quella divinita’ ( mai visto .. le multinazionali del tabacco potrebbero sponsorizzare l’iniziativa..chissa’ che tra qualche anno non ci si trovi davvero la scritta pubblicitaria di una marca di sigarette sotto l’altarino delle offerte..), il rituale di purificazione da destinare alla divinita’ che ti viente assegnata in base all’anno di nascita ( io sono guinea pig.. e ho fatto le mie belle cerimonie al tabernacolo della mia divinita’ di riferimento. .se si avvera tutto quello che ho chiesto..) poi il masso da sollevare 3 volte dopo aver espresso ancora dei desideri ( se la tua anima e’ pure il sasso sara’ leggero come una piuma, mi dice la guida – che pero’ mi informa anche che quella particolare pietra e’ soprannominata “the Nixon stone” perche’ sembra che l’allora non ancora presidente degli Stati Uniti fosse passato di qui prima di essere eletto..), e i 3 ( numero ricorrente come vedete) giri da fare in senso orario intorno la tempio pregando, e i suoni della campane rituali che ogni tanto rimbombano, e i canti dei monaci.. notevole

e oggi faro’ visita ad altre stupa in citta’

faccio parecchie foto ma di mandarle nella fotogalley non se ne parla nemmeno da qui

dovete aspettare un mese..

resto ancora qualche giorno qui e poi scappo a Mandalay

avevo previsto una permanenza di 4 settimane ma mi sa che rimarro’ meno..

che strano non poter controllare certi siti di posta elettronica ma poter scrivere quello che ti pare sul tuo blog..

ciao

13 Marzo , 2007

lazzaro avra’ spezzato le catene 1.1 ?

Archiviato in: Blogroll, Diari di viaggio — bloglq @ 11:54 am

negativo.

la versione beta de “la liberta’ di Lazzaro” non ha passato il debug.

stavo lentamente lasciando che la birra Chang si facesse strada nelle mie sinapsi ( meritatamente visto che e’ il mio ultimo girono a Bkk , ho fatto tutto quello che dovevo fare prima di partire e non ho fatto nessuna serata particolarmente alcolica in un mese ndr) quando , dalla mia postazione in seconda fila in un ristorante con vista sul passeggio, chi ti spunta in mezzo alla strada?

Lazzaro (con borsa tracolla) con madame…

vabbe’, cadauno su vida

volevo solo aggiornarvi prima di andare in apnea per un mese ( Burma, anzi chi governa Burma e la rete sembra  che non convivano benissimo..)

cmq  stavo pensando che questo fatto  mi lascia un appuntamento con la storia, anzi la Storia.. 

seguiro’ la cronaca e chissa’ che tra un decennio non riveda Lazzaro in prima pagina..

e , senza neanche leggere la notizia, mi sentiro’ colpevole di non aver fatto niente per evitarlo..

mah..

cadauno su vida.

11 Marzo , 2007

lazzaro avra’ spezzato le catene?

Archiviato in: Diari di viaggio, tour 2007 — bloglq @ 5:20 pm

stamani ho preso il bus per tornare a Bkk.. ho fatto in tempo a fare colazione davanti al mare e poi ho staccato l’amaca – un poco come l’ammainabandiera – e ho aspettato in strada il pulmino che mi portava al traghetto per la terra ferma.. dopo aver raggiunto center-point, il porto dove attraccava il battello – ho cominciato a darmi da fare per far capire all’autista di turno che volevo prendere il bus che mi avrebbe portato direttamente nella zone dei turisti a bangkok..

non ero l’unico e dopo poco ci siamo trovati in 2  americanine ( – one dalla taglia..) 1 olandese 1 canadese e io… all’ultimo momento si sono aggregati 2 nuovi stranieri..

poco dopo che si sono avvicinati al nostro mezzo di trasporto ho sentito che erano una coppia di italiani, sulla trentina..

 lei si chiama S. , lui non zo, (lo chiamero’ Lazzaro) cmq toscani – informazioni dedotte dalla targhetta sugli zaini perche’ fino a quel momento non avevo ancora dichiarato la mia provenienza e nel mio bagaglio non ci sono segni di riconoscimento di provenienza dal “bel paese”.

lui mi chiede in un inglese maccheronico se il pulmino andava al bus per bangkok..

io – in inglese – gli rispondo che speravo di si e che anche gli altri  andavano li’..

lei sale sul pulmino portandosi dietro una borsettina. lui, da buon fuco, si e’ caricato i 2 zaini piu’ uno zainetto a mano. dopo e’ andato dall’autista e cercava di fargli capire che aveva gia’ comprato il biglietto per il bus diretto a Khao san rd ( la zone degli stranieri appunto)

l’autista gli dice si e gli chiede 40 bath a capoccia per il tragitto. lui spiega a lei – che stava all’ombra della copertura del retro del pulmino mentre lui era sotto il sole rovente e sudava copiosamente –  e lei dice che e’ caro ( non sapeva neanche di cosa stava parlando ma.. e’ caro.. ) voglio precisare che tutti noi avevamo gia’ sborsato 50 bath a capoccia senza fiatare ( la tariffa esatta era quella e basta.. c’ero gia’ passato..)

alla fine lui paga, lei  gli dice che l’autista era uno stronzo..

cosi’ tanto per gradire..

io sempre in incognito.

partiamo e, dopo poche centinaia di metri, il nostro bell’ italiota, che intanto ha visto un gabbiotto destinato alla vendita dei biglietti per il ferry per koh Chang, comincia a battere sulla fiancata ( segnale riconosciuto come richiesta di fermata ) e senza neanche aspettare che il pulmino sia completamente fermo, si butta giu’ e va a confabulare con la tipa del gabbiotto.

di noi che stiamo aspettando se ne fotte completamente. la sua signora ancora sul pulmino diventa una sfinge e si estranea, facendo  finta di niente.

l’autista invece si incazza e gli urla qualcosa in thai che fa ridere tutti noi ( anche se ancora adesso non  sappiamo cosa ha detto..ma il tono della voce era significativo del “disagio”)

 alla fine l’italiota risale. non ha concluso niente e la tipa ridice “sono degli stronzi..” 

potrei “riprenderli”  subito – sto retaggio da caramba che mi fa sempre tendere all’intervento mi sa che non me lo levo piu’..- invece ho pieta’ di lui e taccio

il pullman dopo poco lascia la strada statale, deviando  il suo tragitto e dopo qualche km siamo in un altro porto da dove parte il fatidico bus per Bkk destinazione Khao san rd.  scendiamo quasi tutti, il fuco si ricarica i bagagli di tutti e 2 e la signora scende crucciata dal pulmino. io intanto ho comprato il biglietto per il bus , mi avvicino a lui e gli dico – in italiano - ” il bus e’ quello li’”

lui mi risponde – un poco sorpreso – ok, evitando di aggiungere il doveroso grazie – e informa madame.

destino vuole che siano seduti proprio dietro di me.

 il bus parte ma dopo 20 minuti sosta in un altro porto – nella speranza di raccattare qualche altro passeggero, credo..

lei attacca subito con una critica sull’organizzazione.

lui intanto ha cominciato a tacere. non risponde piu’..

lei non soddisfatta gli fa presente che sono le 12.30 e che ha fame.

 e che non e’ contenta di dover apettare fino  alle 16.30 l’arrivo a Bkk per mangiare…  perche’ lei ha fame.

fame  adesso.

 lui tace a oltranza.

io  a questo punto  ho quasi voglia di girarmi, guardare lui e chiedergli ” ma… l’hai mica sposata ’sta stronza?” e consigliargli di mandarla a dare via il culo  appena arrivati a destinazione per non correre il rischio, tra 10 anni, dopo una vita di sopportazioni, di sbottare di brutto e fare qualcosa da finire sul giornale…  

e invece alzo il volume dell’iPod e mi sparo un “what a wonderful world” di louis “satchmo” armstrong e mi rendo conto di quanto sia bella al vita da single.

ADORABILE.

cazzo di bus da turisti!  ci mette 7 ore a fare 350 km ( compreso un attraversamento di corsia con contromano a causa di lavori in corso..) 

ah…i 2 compatrioti non spiaccicano parola tutto il viaggio e anche durante la sosta che gentilmente l’autista del pullman ci concede  ( 12 minuti per ingoiare qualcosa in fretta prima di cominciare a usare il clacson bitonale a 3 metri dalle nostre orecchie per richiamarci al nostro posto per ripartire..) non comunicano con nessuno e neache tra di loro

arriviamo a Bkk che e’ sera. dalle tratte sopraelevate passiamo vicino ai grattacieli, a una zona di case di legno appena distrutta dal fuoco ( e non posso non pensare a cosa ho appena lasciato –  alle spiagge e alle foreste dove qualcuno di  questi poverini ora senza casa una volta viveva e che probabilmente per lavorare ha dovuto lasciare.. “sviluppo” lo chiamano..)

Khao san rd e’ sempre piu’ un casino.. mangio cena in un ristorantino all’aperto e a un certo punto nel tavolo vicino arrivano 3 messicani.. una famigliola di quelle indios ..

discendenti dei Maya a Khao san road..

surreale..

sto realmente pensando di non considerare piu’ Bkk come punto di riferimento per le trasferte in Asia quando.. faccio un salto nel blu..

casualmente cambio strada –  infastidito dal via vai delle moltitudini di  ”farang” in transito - esco dalla zona turistica e mi ritrovo nella Bkk che mi piace, con i bimbi che ti gurdano ancora con curiosita’, i turisti che non sono per forza tatuati, con i dread-lock, le t-shirt con i loghi in bella vista ( tutti falsi per altro), con le ciabattine rosa o verde forte, niente foulard in testa alla bionde (  che  comprano 12 paia di camicie per farsi fare lo sconto), che non sembrano bestie al pascolo in libera uscita insomma..

me la godo per qualche ora questa mia riscoperta..

passo vicino ad un locale piccolissimo e da li’ e sento una musica, del blues.. guardo dentro e il locale – grosso poco piu’ di una stanza- e’ pieno di gente e la band e’ di occidentali ( chitarra, armonica e voce, e sono  pure bravi)

entro..

bevo una paio di birre mentre il concerto va avanti..

la vita e’ di nuovo potabile..

poi mangio un dolce sulla strada..

era un poco che non lo mangiavo piu’ : e’ una crema di cocco tiepida in cui si inzuppano quadratoni di pane da toast … e viene servito accompagnato da una bevanda iperdolce alla ciliegia che mi piace molto..

sono li’, seduto su uno sgabello, vicino ad un tavolino di metallo con sopra il dolce, il gestore sta facendo dei buchi col trapano in uno sgabello di plastica che si e’ rotto e che poi “cuce” con del fil di ferro  ( praticamente gli da’ dei punti di sutura.. ) e rimette apposto lo sgabello..

ogni tanto qualche scarafaggio fa capolino dalle fessure sotto il  marciapiede, ci guarda e se ne va

fa un caldo porco ma va bene cosi’..

sulla strada passa una bellezza locale..

capelli corti, canottiera marrone, jeans scoloriti, sandalini marroni..

unica concessione alla globalizzazione un piercing al naso ma non importa..

pago la mia orgia di  glucosio ( 12 bath)

e mi esagero anche una composizione di fiori di gelsomino in un banchetto poco distante che ha un profumo spettacolare.

 stanotte la mia camera sara’ un tuffo nel gelsomino – che figata..

ho pure trovato una serie di alberghi – ancora non sui depliants dei tour operators mondiali e\o citati dalla lonely planet –  che domani controllero’.. 

via dai package tours, dai “forzati” del turismo di Khao sn road, dai tailandesi invadenti e prepotenti rovinati dal richiamo dei soldi,  esasperati dall’insistente e incessante richiesta di oggetti da comprare, di sconti da fare, di viaggi da prenotare, di camere d’albergo da trovare a tutti i costi..

via via…

rientro in albergo..

e prima di addormentarmi mi torna in mente la coppia di italioti e mi chiedo.. ma lazzaro avra’ spezzato le catene?

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